Vacanze finite, tempo di ripresa. Quali i prossimi appuntamenti con Patrucco?
Durante il tempo di ripresa, farò quello che ho fatto nel periodo delle vacanze: porterò in giro Chi non la pensa come noi, il mio spettacolo. Tra le altre tappe, sarò al teatro della Cooperativa di Milano per una settimana intera – dal 3 al 7 novembre – e aprirò la stagione teatrale a Mantova, al Teatro Ariston, il 23 novembre. Di quest’anno, beninteso.
“La sua faccia e soprattutto la sua verve”. Da chi ha ereditato queste doti?
Non vorrei apparire snob, ma ho cercato di non prendere niente a nessuno. Soprattutto per non ferire l’ignaro “benefattore”. Nei limiti del possibile, ho sempre evitato di guardare “comicità”, per frequentare altro. Ammesso che abbia qualche dote, è farina del mio sacco. O almeno, così credo. Magari, senza rendermene del tutto conto, avrò preso dalle cose che mi piacciono. Detesto la comicità fatta a tormentoni, mi hanno stufato i personaggi caricaturali, mi infastidiscono abbastanza le imitazioni… Immagino che tutto il resto possa far parte del mio bagaglio.
Cosa si intende con scuola minimalista?
“Parola e recitazione, senza troppi orpelli. Contenuto e “contenente”, per intenderci. Nel mio caso, il filo del ragionamento è sporcato da uno scarto finale in grado di suscitare la risata. Per fare questo, massima attenzione su mani e volto. Da qui l’abito rigorosamente scuro, in omaggio, appunto, alla scuola minimalista”.
Cosa ricorda del suo debutto al Teatro Cabaret La Bullona in Corso Sempione a Milano?
Tanta ricerca mista a improvvisazione, imperizia e ingenuità. Non era tutto oro, c’era anche una buona dose di cialtroneria. Tuttavia, non mancava un certo rigore. Anche un palchetto sgangherato e cigolante andava guadagnato sul campo. Generalmente parlando, oggi la cosiddetta gavetta è ritenuta una perdita di tempo e i risultati si vedono.
Cosa sono stati per lei i Gufi?
Un bel punto di riferimento.
"Pessimismo cosmico” e “pessimismo comico”. Qual è la differenza?
La differenza è totale. Leopardi non c’entra assolutamente nulla. Nel mio piccolo, ho fondato una corrente satirica, detta per l’appunto del «Pessimismo Comico». Di questa corrente faccio parte soltanto io, nessun altro. Più che una corrente, uno spiffero, ma ci sono affezionato. Con questo gioco di parole ho trovato una definizione della mia comicità che mi pare calzante. Quella che propongo in scena, non è certo una visione edificante dei tempi che corrono. Pessimismo comico sintetizza bene.
Fra i tanti premi vinti, qual è quello che ricorda con maggiore soddisfazione?
Premesso che il “rito” mi ha sempre imbarazzato, non è ruffianeria dire che tutti quelli che ho avuto occasione di ritirare – non poi così tanti – mi hanno fatto piacere. Se qualcuno sente l’impulso di assegnarti un premio, va ringraziato senza fare classifiche. Il prestigio dell’attestato, in questo caso, non conta.
Perché Georges Brassens?
Perché considero Brassens il più grande autore di canzoni. Una persona geniale che utilizzava parole e musica povere di sentimentalismo e ricchissime di sentimento, acume e ironia. È la mia passione “musical – letteraria” di sempre. Perché è estremamente moderno e ha scritto brani straordinari, sia sotto il profilo della parola, sia dal punto di vista musicale. Con la mia traduzione e gli arrangiamenti di Daniele Caldarini, se possibile, lo restituiamo al pubblico ancor più attuale.
Oggi hanno ancora senso di esistere gli chansonnier?
Nella loro forma classica, forse no. Tuttavia, lo ripeto, Brassens è un esempio di anarchia e trasgressione che i vari Marylin Manson o avariate Lady Gaga, si possono scordare. Questi odierni provocatori, sono convinti di sconvolgere la platea con banali messinscena studiate a tavolino. In realtà sono la massima espressione dell’omologazione. I testi di Brassens graffiano ancora oggi, segno che la parola è sempre più rivoluzionaria di qualsiasi cortina di fumo che le si crea intorno. Se vogliamo, torniamo al minimalismo, anche se dal vivo sono accompagnato da una band che, mi si passi il gergo, pesta duro.
La vedremo ancora a Zelig?
Dipendesse da me, forse, perché no? Ma, onestamente, penso proprio che non siano interessati alle mie cose. Purtroppo, noto che la tivù ha sempre meno voglia di mischiare i generi, di azzardare, di osare… Ho come l’impressione che di un mio monologo manderebbero in onda solo le preposizioni semplici.
Dopo “Tempi bastardi” e “Vedo Buio!”, ha idea di pubblicare qualche altro libro?
Con Foschi Editore è in uscita, a ottobre, NECROLOGICA, un libro lapidario, col quale intendo chiudere la trilogia del Pessimismo Comico, dopo Tempi bastardi e Vedo Buio. È un lavoro al quale tengo molto, in quanto decliniamo la satira in tre forme: scritta, cantata e disegnata. È un libro sul quale, con Antonio Voceri, abbiamo lavorato parecchio e nel quale c’è parecchio: oltre 400 fra coccodrilli ed epitaffi umoristici su personaggi rigorosamente in vita, alcune formidabili illustrazioni di Sergio Staino e un CD con cinque brani mai tradotti in italiano di Georges Brassens (tre inediti e due live) sul tema della morte. Se l’argomento trapasso è un classico della comicità, possiamo dire che NECROLOGICA è roba da morire dal ridere.
Vive ancora a Carate Brianza?
Sì. Mi spiace per i residenti.
Infine, l’angolo milanese che Patrucco ama di più…
Si parla troppo spesso male di Milano. È vero, anche a Milano si respira una minor voglia di scoprire, di curiosare, di partecipare… E un bel po’ di polveri sottili. Ma non credo sia un problema solo di Milano. L’omologazione e la sciatteria di pensiero, così come lo smog, stanno prevalendo ovunque. Sarebbe il caso di contrastarli, ognuno con i propri mezzi e con le proprie capacità. Ecco, il luogo di Milano che più mi piace e quello dove si prova a combattere questa battaglia. Ce ne sono e spero che ognuno cerchi di scovare il suo”.
sabato 16 ottobre 2010
"Amo moltissimo il soul e il blues"
Il musical il "Mondo di Patty" - dopo il grande successo all'Arena di Verona - diventa un evento cinematografico (sold out in molte sale lombarde). E per l'occasione Milanoweb ha intervistato una delle protagoniste: Ambra Lo Faro, nella parte di Giusy. Ambra è nata a Milano nel 1991, da genitori musicisti. Ha debuttato con Mike Bongiorno in una serie di programmi televisivi per ragazzi e nello spot pubblicitario del Mulino Bianco. Con le lezioni di recitazione e ballo, continua a studiare anche pianoforte e violino e a sostenere esami all'università. Il suo motto? Andar d'accordo con tutti.
Ciao Ambra, cosa ci dici di questa tua ultima avventura artistica, il musical "Il Mondo di Patty"?
È stata un'esperienza meravigliosa, umanamente e artisticamente. Ho potuto confrontarmi con bravissimi ballerini e attori, che mi hanno insegnato moltissimo, e ho conosciuto persone meravigliose cui voglio un mondo di bene. Artisticamente ho lavorato a 360 gradi: canto, ballo e recitazione.
Chi è Giusy, il personaggio che interpreti?
Giusy è la fidanzata di Guido, sorella di Matias, migliore amica di Patty. Durante il film Giusy ha diverse storie d'amore, come quella con Alan, o Gonzalo; ma il suo cuore batte soprattutto per Guido, un sentimento per lei fortissimo. All'interno del musical Giusy rappresenta soprattutto il valore dell'amicizia, ed è il pilastro su cui Patty si appoggia ogni qual volta le capita qualcosa di brutto. La vera amicizia è lei. E non dimentichiamoci, ha una passione sfrenata per la musica.
Com'è il rapporto con i tuoi colleghi?
Stupendo. Sapere di avere accanto delle persone su cui puoi contare non soltanto in scena ma anche nella vita è fantastico. È raro tutto questo. Stare insieme 24 ore su 24 non è sempre facile: ci sono diverse tensioni legate anche agli spostamenti, alle poche ore di sonno, allo stress in generale, l'ansia... ma se stai con le persone giuste, tutto diventa perfetto, e ci si sostiene, sempre.
Con chi hai più feeling?
Devo dire che con tutti ho instaurato un bel rapporto. La mia compagna storica di stanza è stata Francesca Merli, una bravissima ballerina del cast, e ha sopportato il mio disordine e le mie valigie scombinate. Sicuramente però ho legato moltissimo anche con Laura, che è ormai il mio portafortuna argentino: sapere di poter contare su di lei mi fa molto felice.
Appuntamento all'Arcobaleno di Milano?
Non vedo l'ora! Fra pochissimo inizierà sul sito del "Mondo di Patty" una rubrica online, dove risponderò a tutti i fan, ai loro messaggi, e li porterò a scoprire quel che faccio quotidianamente. Alla prima del film a Milano qualcuno di loro sarà senz'altro beccato e intervistato. Quindi preparatevi!
Quando inizi a recitare?
Il mio debutto a livello professionale in televisione è stato all'età di 8 anni con il “Bravo bravissimo club” di Mike Bongiorno. Lavorare con lui mi ha dato moltissimo, passione e rigore verso quello che si fa. Sempre. La vera recitazione è arrivata con Quelli dell'intervallo su Disney Channel.
Sei stata la protagonista di vari spot pubblicitari come quello del Mulino Bianco e di Giovanni Rana. Qual è stata la tua soddisfazione maggiore?
Sicuramente lavorare in America. Le pubblicità sono delle parentesi molto divertenti del mio lavoro, e mi piace moltissimo farle, ma è ovvio che quando lavori negli Stati Uniti ti rendi conto di tutto quello che è Los Angeles, e cioè il meglio a livello di televisione e cinema. E musica. Praticamente tutto.
Cosa consiglieresti a un giovanissimo della tua età che vuole entrare a far parte del mondo dello spettacolo?
Frequentare una scuola, come il conservatorio. E soprattutto non abbandonarla mai. Io frequento l'università, faccio Ingegneria Meccanica al Politecnico, frequento il conservatorio, e riesco benissimo a coltivare tutto quello che è televisione, spettacoli live con la mia band, recitazione e canto... insomma, è fattibile, ma con tanti sacrifici. Se ti piace però non ti pesa.
Che fai al conservatorio?
Da 12 anni studio violino. Mi ha aiutata molto per la formazione musicale: hai più consapevolezza di quello che fai mentre lavori.
Chi sono i tuoi cantanti preferiti?
Jesse McCartney è da sempre il mio idolo, lo stimo moltissimo. Sua madre Ginger McCartney adesso è diventata la mia manager a Los Angeles in California, e tutto questo mi sembra un sogno. A livello prettamente musicale sicuramente ci sono Aretha Franklin, Christina Aguilera e Beyoncè. Amo moltissimo il soul e il blues.
Hai altri hobby?
Amo leggere libri scientifici, ho letto quasi tutti i libri di Einstein, che è davvero un grande. Li consiglio a tutti i ragazzi, non sono così difficili da capire come sembra. Sono una grande appassionata di cucina, ho la casa piena di libri culinari! E poi, come tutte le ragazze della mia età amo la moda.
Ci dici l'angolo milanese che ti piace di più?
Ogni volta che vengo a lavorare a Milano, se sono dalle parti del centro non mi perderei per nessuna ragione la brioche al tiramisù di un bar di Corso Vittorio Emanuele. Insomma, se mi prendete per la gola è la fine.
Ciao Ambra, cosa ci dici di questa tua ultima avventura artistica, il musical "Il Mondo di Patty"?
È stata un'esperienza meravigliosa, umanamente e artisticamente. Ho potuto confrontarmi con bravissimi ballerini e attori, che mi hanno insegnato moltissimo, e ho conosciuto persone meravigliose cui voglio un mondo di bene. Artisticamente ho lavorato a 360 gradi: canto, ballo e recitazione.
Chi è Giusy, il personaggio che interpreti?
Giusy è la fidanzata di Guido, sorella di Matias, migliore amica di Patty. Durante il film Giusy ha diverse storie d'amore, come quella con Alan, o Gonzalo; ma il suo cuore batte soprattutto per Guido, un sentimento per lei fortissimo. All'interno del musical Giusy rappresenta soprattutto il valore dell'amicizia, ed è il pilastro su cui Patty si appoggia ogni qual volta le capita qualcosa di brutto. La vera amicizia è lei. E non dimentichiamoci, ha una passione sfrenata per la musica.
Com'è il rapporto con i tuoi colleghi?
Stupendo. Sapere di avere accanto delle persone su cui puoi contare non soltanto in scena ma anche nella vita è fantastico. È raro tutto questo. Stare insieme 24 ore su 24 non è sempre facile: ci sono diverse tensioni legate anche agli spostamenti, alle poche ore di sonno, allo stress in generale, l'ansia... ma se stai con le persone giuste, tutto diventa perfetto, e ci si sostiene, sempre.
Con chi hai più feeling?
Devo dire che con tutti ho instaurato un bel rapporto. La mia compagna storica di stanza è stata Francesca Merli, una bravissima ballerina del cast, e ha sopportato il mio disordine e le mie valigie scombinate. Sicuramente però ho legato moltissimo anche con Laura, che è ormai il mio portafortuna argentino: sapere di poter contare su di lei mi fa molto felice.
Appuntamento all'Arcobaleno di Milano?
Non vedo l'ora! Fra pochissimo inizierà sul sito del "Mondo di Patty" una rubrica online, dove risponderò a tutti i fan, ai loro messaggi, e li porterò a scoprire quel che faccio quotidianamente. Alla prima del film a Milano qualcuno di loro sarà senz'altro beccato e intervistato. Quindi preparatevi!
Quando inizi a recitare?
Il mio debutto a livello professionale in televisione è stato all'età di 8 anni con il “Bravo bravissimo club” di Mike Bongiorno. Lavorare con lui mi ha dato moltissimo, passione e rigore verso quello che si fa. Sempre. La vera recitazione è arrivata con Quelli dell'intervallo su Disney Channel.
Sei stata la protagonista di vari spot pubblicitari come quello del Mulino Bianco e di Giovanni Rana. Qual è stata la tua soddisfazione maggiore?
Sicuramente lavorare in America. Le pubblicità sono delle parentesi molto divertenti del mio lavoro, e mi piace moltissimo farle, ma è ovvio che quando lavori negli Stati Uniti ti rendi conto di tutto quello che è Los Angeles, e cioè il meglio a livello di televisione e cinema. E musica. Praticamente tutto.
Cosa consiglieresti a un giovanissimo della tua età che vuole entrare a far parte del mondo dello spettacolo?
Frequentare una scuola, come il conservatorio. E soprattutto non abbandonarla mai. Io frequento l'università, faccio Ingegneria Meccanica al Politecnico, frequento il conservatorio, e riesco benissimo a coltivare tutto quello che è televisione, spettacoli live con la mia band, recitazione e canto... insomma, è fattibile, ma con tanti sacrifici. Se ti piace però non ti pesa.
Che fai al conservatorio?
Da 12 anni studio violino. Mi ha aiutata molto per la formazione musicale: hai più consapevolezza di quello che fai mentre lavori.
Chi sono i tuoi cantanti preferiti?
Jesse McCartney è da sempre il mio idolo, lo stimo moltissimo. Sua madre Ginger McCartney adesso è diventata la mia manager a Los Angeles in California, e tutto questo mi sembra un sogno. A livello prettamente musicale sicuramente ci sono Aretha Franklin, Christina Aguilera e Beyoncè. Amo moltissimo il soul e il blues.
Hai altri hobby?
Amo leggere libri scientifici, ho letto quasi tutti i libri di Einstein, che è davvero un grande. Li consiglio a tutti i ragazzi, non sono così difficili da capire come sembra. Sono una grande appassionata di cucina, ho la casa piena di libri culinari! E poi, come tutte le ragazze della mia età amo la moda.
Ci dici l'angolo milanese che ti piace di più?
Ogni volta che vengo a lavorare a Milano, se sono dalle parti del centro non mi perderei per nessuna ragione la brioche al tiramisù di un bar di Corso Vittorio Emanuele. Insomma, se mi prendete per la gola è la fine.
"Ovviamente via Luigi Pasteur"
MW incontra Daniel Jacques Cristelli, presidente del Gruppo Vaccini di Farmindustria, all'indomani della sua dichiarazione sui social network, che alimenterebbero la disinformazione relativa ai vaccini. Castelli è nato a Rabat nel 1954 e ha doppia cittadinanza, francese e italiana. Laureato in Farmacia nel 1980 presso l'università de Pharmacie de Tours, diviene presidente dell'Associazione dei Marketing Managers (AMM) e responsabile della commissione comunicazione e membro del consiglio direttivo del Club Inter farmaceutico (CIP). In Farmindustria è membro del Gruppo Vaccino e del Gruppo delle Aziende Europee.
"Oggi le vaccinazioni sono come le streghe di qualche secolo fa, su cui si diceva di tutto". Può spiegare meglio questa affermazione?
La paura spesso nasce dalla mancanza di conoscenza. L'avversione nei confronti delle vaccinazioni è cosa antica basta guardare le 'vignette' ottocentesche sui presunti effetti del vaccino anti-vaiolo messo a punto nel 1796 da Edward Jenner. Immagini improbabili, che fanno sorridere, ma la mancanza d’informazione e/o la disinformazione può creare seri danni, come è accaduto nel caso della pertosse in Gran Bretagna negli anni '70 o nel caso del morbillo in questi ultimi dieci anni. Con questo non voglio dire che non ci deve essere dibattito ma ogni cosa che viene detta deve essere valutata anche considerando gli effetti che creerà.
I vaccini sono i migliori alleati della nostra salute?
Sono prodotti biologici studiati e messi a punto, dopo anni di ricerche e studi, per mantenerci sani.
Lei è il presidente del Gruppo Vaccini di Farmindustria. Qual è la percezione dei vaccini su social network come Facebook?
Da una ricerca condotta a marzo scorso da un’azienda internazionale è emerso che sui principali social network il 95% in media delle pagine dedicate ai vaccini è negativa. Nella maggior parte dei casi le ragioni che motivano questo atteggiamento risiedono in false credenze, in un continuo passaparola che ha perso i suoi punti di riferimento.
Il motivo?
Ciò può dipendere da molti fattori socio-culturali ma su tutto va detto che i vaccini sono spesso vittime del loro successo. Citando la Stampa del 15 settembre scorso: “8 figli per averne 2 adulti, gli altri 6 da regalare alle malattie infettive entro i primi anni di vita. Questa era la media di una famiglia europea alla fine del 700". Con questo non voglio dire che siamo contro i social network. Al contrario. Credo che proprio attraverso questo potente mezzo di comunicazione sia possibile cambiare alcune percezioni sbagliate.
Grazie alle campagne di vaccinazione, molte malattie sono scomparse o sono tenute sotto controllo, tanto da non rappresentare più un pericolo per l’uomo…
Alcune malattie non esistono più. Non si ha ricordo, né memoria di tutto ciò. I giovani oggi pensano che la ‘polio’ sia un gruppo rock e non una grave malattia, anche mortale, che fino a qualche decennio fa colpiva tantissime persone soprattutto in giovane età e che solo grazie alla vaccinazione è stata eradicata. Basti pensare che anche grazie ai vaccini la quasi totalità della popolazione italiana è in salute: e stiamo parlando di circa 60 milioni di persone.
Come si può fare per sradicare questa tendenza a considerare negativamente i vaccini?
Continuando a impegnarsi e lavorare per avere uno scambio di informazione costruttivo. Con questo spirito il Gruppo Vaccini di Farmindustria lavora da anni e quest’anno ha organizzato un incontro dedicato ai vaccini, nel quale erano seduti a un tavolo comune gli esperti dei vaccini e gli esperti della comunicazione.
Eppure l'anno scorso s'è fatto un gran parlare di vaccinazioni, in seguito alla temibile "suina” che poi s'è rivelata molto meno pericolosa delle aspettative. Come biasimare chi critica i vaccini e fa notare il can-can inutile dell'inverno 2009/2010?
Sulla pandemia si è detto molto. E molto altro potrebbe essere detto senza mai trovare una conclusione. Mi piace fare un esempio per provare a far capire cosa è stato fatto e come si è gestita questa emergenza. Se una mattina guardo fuori dalla finestra e mi accorgo che il cielo è coperto dalle nuvole, prima di uscire prendo l’ombrello perché penso che possa piovere. Se poi ciò non accadrà, tanto di guadagnato. Nessuno mi potrà giudicare per aver preso un ombrello. Ecco, con la pandemia è successa la stessa cosa.
Le Autorità Sanitarie sapevano che sarebbe arrivata questa nuova influenza…
Lo dimostravano dati provenienti dall’emisfero sud del mondo e dagli Stati Uniti dove il virus dell’H1N1 aveva già colpito. Nonostante questo non si poteva sapere quanto intensa sarebbe stata l’ondata pandemica. Applicando la miglior strategia preventiva sono stati messi a punto dei vaccini ad hoc, chiedendo uno sforzo produttivo alle aziende. In Italia a causa della pandemia sono morte circa 300 persone e sono circa ottomila i decessi per virus influenzali stagionali.
Di questi ultimi non si parla quasi mai…
Ma cosa si sarebbe detto se quelle 300 persone fossero morte senza che lo Stato Italiano, come tutti gli altri stati europei, non avesse acquistato i vaccini?
Anche per il 2011 Cristelli è stato confermato Presidente del Gruppo Vaccini di Farmindustria. Quali gli obiettivi per il nuovo anno?
Continuare a lavorare portando avanti proposte, idee e azioni volte a investire e accrescere la cultura della prevenzione a tutti i livelli, anche ai fini di una migliore allocazione delle risorse esistenti. All’interno di Farmindustria, con i componenti del Gruppo Vaccini che presiederò per i prossimi due anni, siamo più che disponibili a portare valore aggiunto alla sanità Pubblica attraverso la ricerca di soluzioni e la piena collaborazione con le Istituzioni, in particolare per quanto riguarda l’allocazione delle risorse destinate alla prevenzione vaccinale in linea con quanto avviene in Europa.
Ultima domanda che rivolgiamo a tutti i nostri intervistati. Ci può dire l'angolo di Milano che ama di più?
Ovviamente Via Luigi Pasteur… (Pasteur è fondatore della microbiologia moderna. A lui si devono i progressi medici nell'ambito dei vaccini, ndr.).
"Oggi le vaccinazioni sono come le streghe di qualche secolo fa, su cui si diceva di tutto". Può spiegare meglio questa affermazione?
La paura spesso nasce dalla mancanza di conoscenza. L'avversione nei confronti delle vaccinazioni è cosa antica basta guardare le 'vignette' ottocentesche sui presunti effetti del vaccino anti-vaiolo messo a punto nel 1796 da Edward Jenner. Immagini improbabili, che fanno sorridere, ma la mancanza d’informazione e/o la disinformazione può creare seri danni, come è accaduto nel caso della pertosse in Gran Bretagna negli anni '70 o nel caso del morbillo in questi ultimi dieci anni. Con questo non voglio dire che non ci deve essere dibattito ma ogni cosa che viene detta deve essere valutata anche considerando gli effetti che creerà.
I vaccini sono i migliori alleati della nostra salute?
Sono prodotti biologici studiati e messi a punto, dopo anni di ricerche e studi, per mantenerci sani.
Lei è il presidente del Gruppo Vaccini di Farmindustria. Qual è la percezione dei vaccini su social network come Facebook?
Da una ricerca condotta a marzo scorso da un’azienda internazionale è emerso che sui principali social network il 95% in media delle pagine dedicate ai vaccini è negativa. Nella maggior parte dei casi le ragioni che motivano questo atteggiamento risiedono in false credenze, in un continuo passaparola che ha perso i suoi punti di riferimento.
Il motivo?
Ciò può dipendere da molti fattori socio-culturali ma su tutto va detto che i vaccini sono spesso vittime del loro successo. Citando la Stampa del 15 settembre scorso: “8 figli per averne 2 adulti, gli altri 6 da regalare alle malattie infettive entro i primi anni di vita. Questa era la media di una famiglia europea alla fine del 700". Con questo non voglio dire che siamo contro i social network. Al contrario. Credo che proprio attraverso questo potente mezzo di comunicazione sia possibile cambiare alcune percezioni sbagliate.
Grazie alle campagne di vaccinazione, molte malattie sono scomparse o sono tenute sotto controllo, tanto da non rappresentare più un pericolo per l’uomo…
Alcune malattie non esistono più. Non si ha ricordo, né memoria di tutto ciò. I giovani oggi pensano che la ‘polio’ sia un gruppo rock e non una grave malattia, anche mortale, che fino a qualche decennio fa colpiva tantissime persone soprattutto in giovane età e che solo grazie alla vaccinazione è stata eradicata. Basti pensare che anche grazie ai vaccini la quasi totalità della popolazione italiana è in salute: e stiamo parlando di circa 60 milioni di persone.
Come si può fare per sradicare questa tendenza a considerare negativamente i vaccini?
Continuando a impegnarsi e lavorare per avere uno scambio di informazione costruttivo. Con questo spirito il Gruppo Vaccini di Farmindustria lavora da anni e quest’anno ha organizzato un incontro dedicato ai vaccini, nel quale erano seduti a un tavolo comune gli esperti dei vaccini e gli esperti della comunicazione.
Eppure l'anno scorso s'è fatto un gran parlare di vaccinazioni, in seguito alla temibile "suina” che poi s'è rivelata molto meno pericolosa delle aspettative. Come biasimare chi critica i vaccini e fa notare il can-can inutile dell'inverno 2009/2010?
Sulla pandemia si è detto molto. E molto altro potrebbe essere detto senza mai trovare una conclusione. Mi piace fare un esempio per provare a far capire cosa è stato fatto e come si è gestita questa emergenza. Se una mattina guardo fuori dalla finestra e mi accorgo che il cielo è coperto dalle nuvole, prima di uscire prendo l’ombrello perché penso che possa piovere. Se poi ciò non accadrà, tanto di guadagnato. Nessuno mi potrà giudicare per aver preso un ombrello. Ecco, con la pandemia è successa la stessa cosa.
Le Autorità Sanitarie sapevano che sarebbe arrivata questa nuova influenza…
Lo dimostravano dati provenienti dall’emisfero sud del mondo e dagli Stati Uniti dove il virus dell’H1N1 aveva già colpito. Nonostante questo non si poteva sapere quanto intensa sarebbe stata l’ondata pandemica. Applicando la miglior strategia preventiva sono stati messi a punto dei vaccini ad hoc, chiedendo uno sforzo produttivo alle aziende. In Italia a causa della pandemia sono morte circa 300 persone e sono circa ottomila i decessi per virus influenzali stagionali.
Di questi ultimi non si parla quasi mai…
Ma cosa si sarebbe detto se quelle 300 persone fossero morte senza che lo Stato Italiano, come tutti gli altri stati europei, non avesse acquistato i vaccini?
Anche per il 2011 Cristelli è stato confermato Presidente del Gruppo Vaccini di Farmindustria. Quali gli obiettivi per il nuovo anno?
Continuare a lavorare portando avanti proposte, idee e azioni volte a investire e accrescere la cultura della prevenzione a tutti i livelli, anche ai fini di una migliore allocazione delle risorse esistenti. All’interno di Farmindustria, con i componenti del Gruppo Vaccini che presiederò per i prossimi due anni, siamo più che disponibili a portare valore aggiunto alla sanità Pubblica attraverso la ricerca di soluzioni e la piena collaborazione con le Istituzioni, in particolare per quanto riguarda l’allocazione delle risorse destinate alla prevenzione vaccinale in linea con quanto avviene in Europa.
Ultima domanda che rivolgiamo a tutti i nostri intervistati. Ci può dire l'angolo di Milano che ama di più?
Ovviamente Via Luigi Pasteur… (Pasteur è fondatore della microbiologia moderna. A lui si devono i progressi medici nell'ambito dei vaccini, ndr.).
mercoledì 29 settembre 2010
“Ciò che permette al male di espandersi è l’inerzia dei buoni”
MW interview Gabriele Albertini, politico e imprenditore milanese. È stato sindaco di Milano dal 1997 al 2006, a capo di una coalizione di centro-destra. Rieletto al Parlamento Europeo alle elezioni del 6-7 giugno 2009, ha ricevuto numerose onorificenze fra cui quella di "Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana".
Durante la trasmissione "Primo Tempo" Albertini dichiara che la sua candidatura a sindaco di Milano è "pura astrazione". Cosa la fa desistere dall'idea di guidare di nuovo la città di Milano?
È certa la ricandidatura dell’attuale Sindaco da parte della coalizione Pdl-Lega, fatta questa premessa la mia eventuale ricandidatura avrebbe il solo scopo di nuocere e di non costruire alcunché. In questa posizione - ribadendo il concetto che più volte ho espresso e mutuato dalla nota descrizione di Mario Cipolla nel suo pregevole libretto “Allegro ma non troppo”- mi metterei nel ‘quadrante dello stupido’ insieme a coloro che, con il proprio comportamento, fanno del male a sé e agli altri.
Cacciari - filosofo ed ex primo cittadino di Venezia - però parla di una sua ipotetica "validissima candidatura", sostenendo che, il suo ruolo di sindaco, sarebbe utile anche alla sinistra.
Ringrazio Cacciari per la sua molto generosa affermazione , impreziosita dal fatto che sia uno dei protagonisti del ‘campo di Agramante’ e goda - dai tempi in cui eravamo colleghi e ci frequentavamo nel comitato dei sindaci delle città metropolitane - della mia piena stima e della mia viva simpatia.
Peraltro la sinistra le avrebbe proposto un'alleanza.
La Sinistra avrebbe proposto un’alleanza nell’ipotesi molto improbabile che io fossi andato al ballottaggio, presentando una lista civica. In realtà con l’eventuale presentazione di una mia lista civica, al ballottaggio sarebbero andati l’attuale Sindaco uscente e il candidato presentato dal centro sinistra e con ciò, mi richiamo al ‘quadrante dello stupido’ di cui parlavo prima.
Cosa le piace della politica ‘morattiana’ e cosa invece la preoccupa di più?
Mi è sicuramente piaciuta la vittoria di Milano nella competizione con Smirne per l’assegnazione dell’Expo 2015: un indiscusso pregevole successo di marketing urbano. Non mi è piaciuto l’Ecopass, che ho definito come di fatto è: inutile sul piano del miglioramento della qualità dell’aria, iniquo perché fa pagare ai poveri che hanno macchine vecchie ed esenta i possessori di costosi e moderni Suv dalla medesima tassa ed inoltre antieconomico perché costa più la sua organizzazione rispetto quello che è il ricavato. Non mi è piaciuta la politica contraria alle privatizzazioni - se si considera che l’attuale giunta ha addirittura ricomperato quote azionarie dell’Aem con lo scopo di rimanere in parità nella compagine azionaria di A2A, ovvero la Società frutto della fusione tra la Società energetica del comune di Brescia e quella di Milano. Sono scelte che hanno enormemente ridotto le possibilità di spesa in opere pubbliche e hanno compromesso il finanziamento di importanti infrastrutture. Non mi è piaciuta la destrutturazione se non distruzione della macchina comunale effettuata sin dai primi giorni di governo con le conseguenze molto negative che sappiamo, circostanza per la quale l’attuale amministrazione è stata anche condannata da parte della Corte dei Conti. In ultimo, per quanto riguarda l’Expo, mentre ho ammirato la capacità di marketing, di contro, devo criticare l’incapacità di gestione che si è determinata a seguito della prestigiosa vittoria.
Cosa ne pensa delle primarie del centro-sinistra?
Le primarie, se fatte correttamente, sono una testimonianza di rispetto delle regole democratiche e la manifestazione della volontà di far partecipare il ‘popolo dei seguaci’ alle scelte dei candidati e all’azione politica che gli stessi devono svolgere. In sé quindi, sono un elemento di positività.
C'è qualche esponente che le piace più degli altri?
Ritengo che tutti e tre i candidati abbiano, con titoli diversi, delle caratteristiche personali e professionali ragguardevoli e sono assolutamente rispettabili per qualità umane. Detto ciò, per l’altezza del ruolo svolto, per la qualità del pensiero e persino per una certa vicinanza caratteriale, dei tre candidati quello che voterei, se fossi iscritto al Pd, è quello che risulta nei sondaggi il meno votato e il meno votabile per le minori prospettive di vittoria, cioè il professor Onida.
Milano sarà pronta per Expo 2015?
Siamo al limite massimo di ritardo. I tempi di realizzazione - intesi come progetto esecutivo, bandi, appalti - e i tempi di reperimento dei fondi e di esecuzione dei lavori, sono al limite della praticabilità, tenuto conto che ancora non si sono definite le proprietà degli spazi in cui dovrebbero essere edificate le strutture e in cui sarà ospitata la manifestazione. Il ritardo accumulato è preoccupante, ancora non irreparabile ma giunto ormai al limite massimo.
Saranno tenute a bada le infiltrazioni mafiose?
La risposta è sì, se si metteranno in campo tutti gli strumenti e se si sceglieranno le persone con caratteristiche di spiccata onestà ed incorruttibilità per gestire la situazione. Insomma, per intenderci cito un proverbio: “Ciò che permette al male di espandersi è l’inerzia dei buoni”.
Il centro-destra a livello nazionale è un po’ in defaillance. Qual è la sua opinione sull'argomento?
Il centro-destra sta attraversando una crisi direi connaturata con le stesse caratteristiche del suo successo. Mi spiego meglio: il carisma del nostro capo Silvio Berlusconi è stato l’artefice del successo, elettorale prima e politico poi, della strategia e della sua azione dal ’94 ad oggi. Con la costituzione del Popolo della Libertà, frutto della fusione dei due principali partiti che per 16 anni erano stati alleati ma separati, avrebbe dovuto portare alla palingenesi dei seguenti criteri: 1.dibattito interno aperto ai contributi di tutti sulle strategie del Partito 2.selezione del ceto dirigente attraverso elezioni e non nomine 3. stesura e doverosa applicazione di un codice etico, per evitare anche gli imbarazzi di avere dei dirigenti di partito o membri di governo coinvolti in fatti censurabili. Questi tre argomenti non sono stati realizzati e questa condizione ha portato alla scissione non ancora irreversibile, ma certo critica, del gruppo dei ‘finiani’. In altri termini, tutto è ancora recuperabile ma le cause endogene della crisi sono presenti e riconoscibili.
Attualmente Albertini è presidente della Commissione Affari Esteri al Parlamento Europeo. Come procedono le cose?
L’UE dopo il Trattato di Lisbona ha di fatto iniziato un nuovo corso, potremmo dire, con una riflessione forse un po’ ardita ma assolutamente ragionevole: se il Trattato di Maastricht ha inventato l’euro, il Trattato di Lisbona pratica la Politica Estera Europea. In effetti, in questo frangente, l’Unione europea è dotata di un “Ministro degli Esteri”, la Baronessa Ashton, Alto Rappresentante e Vicepresidente della Commissione, oltre che di un Servizio Europeo di Azione Esterna - una sorta di corpo diplomatico per affermare appunto una politica estera dell’Unione coordinata con quella degli Stati Membri ma distinta. Le cose procedono in questa direzione ma con molte difficoltà. Trovo simpatico - per esprimere queste difficoltà- citare la risposta che la stessa Baronessa Ashton diede durante un'audizione alla Commissione Esteri. Un deputato, credo del Partito Conservatore inglese, le fece questa domanda: “Il Segretario di Stato Americano Henry Kissenger, una volta - rispondendo a chi lo criticava per la sua neghittosa volontà di escludere l’UE dalle consultazioni circa la politica estera degli Stati Uniti nel mondo – disse che avrebbe consultato ben volentieri il collega europeo se mai vi fosse stato un numero di telefono da fare ed una persona da contattare". Fatta tale premessa il collega inglese venne alla domanda: “Baronessa Ashton adesso c’è questo numero di telefono?” Risposta della Ashton: “ Il numero di telefono c’è ma il centralino risponde così: per conoscere la posizione tedesca digitare 1, per conoscere la posizione francese digitare 2, per conoscere la posizione britannica digitare 3 …”. Questo per dire che, mentre il trattato di Maastricht ha cancellato le monete nazionali e ha esautorato le Banche centrali dallo svolgere la loro precipua funzione di difensori della moneta nazionale, con l’avvento dell’euro che ha sostituito i vecchi conii – l’inizio della Politica Estera europea non ha cancellato, ne potrebbe farlo, l’esistenza di politiche estere nazionali che vanno armonizzate ed integrate con la prima.
L'angolo di Milano che ama di più?
La zona di Milano in cui sono nato e vissuto è sostanzialmente la zona di Certosa Sempione e Fiera, che è anche quella in cui tutt’ora abito. Per me dunque: il Parco Sempione, il Castello Sforzesco, l’Arco della Pace e appunto la Fiera - dove esponeva la Ditta Albertini dalla sua fondazione e dove anche frequentavo la Scuola Leone XIII - è la mia Milano. È la Milano che adesso più di altre zone, con la nuova City Life, la linea Metropolitana 5 che sosterà proprio li davanti e le tre torri Libeskind, Zaha Hadid e Isozaki nonchè il Portello contiguo, è la zona, dicevo, in cui si compie la più poderosa trasformazione verso il XXI secolo. Questi luoghi di Milano mi permettono di coniugare ricordi della mia vita privata, con fatti e opere salienti del mio mandato da Sindaco. Per esempio il citato Portello sorge nella zona, nel tratto di strada, che percorrevo dalla mia abitazione al Leone XXIII, che è la scuola che ho frequentato dalla seconda elementare alla maturità classica. Tutte le mattine passavo davanti agli uffici e ai cancelli dello stabilimento dell’Alfa Romeo, poi sono incappato nel primo blocco stradale nel ’69 all’inizio dell’Autunno caldo, proprio ad opera degli operai – per lunghi anni ne ho visto il decadimento urbano, erano aree dismesse e non ancora rigenerate a Città. Ora queste zone, grazie all’impulso dato nel nostro turno di guardia, stanno diventando una Nuova Milano e noi insieme ad altri siamo stati i protagonisti di questa palingenesi. La zona Fiera, Portello, Parco Sempione, e dei contigui monumenti – a questo proposito ricordo ancora un aperitivo che presi in calzoni corti, con mio padre sulla torre Branca, che allora non si chiamava così e che venne poi ristrutturata dall’impresa Branca ed inaugurata nel mio primo mandato amministrativo - insomma sono zone, sono ricordi che si sposano a situazioni che ho contribuito, con i miei collaboratori nei nostri anni di responsabilità istituzionale, a rigenerare e a proiettare verso il futuro.
Durante la trasmissione "Primo Tempo" Albertini dichiara che la sua candidatura a sindaco di Milano è "pura astrazione". Cosa la fa desistere dall'idea di guidare di nuovo la città di Milano?
È certa la ricandidatura dell’attuale Sindaco da parte della coalizione Pdl-Lega, fatta questa premessa la mia eventuale ricandidatura avrebbe il solo scopo di nuocere e di non costruire alcunché. In questa posizione - ribadendo il concetto che più volte ho espresso e mutuato dalla nota descrizione di Mario Cipolla nel suo pregevole libretto “Allegro ma non troppo”- mi metterei nel ‘quadrante dello stupido’ insieme a coloro che, con il proprio comportamento, fanno del male a sé e agli altri.
Cacciari - filosofo ed ex primo cittadino di Venezia - però parla di una sua ipotetica "validissima candidatura", sostenendo che, il suo ruolo di sindaco, sarebbe utile anche alla sinistra.
Ringrazio Cacciari per la sua molto generosa affermazione , impreziosita dal fatto che sia uno dei protagonisti del ‘campo di Agramante’ e goda - dai tempi in cui eravamo colleghi e ci frequentavamo nel comitato dei sindaci delle città metropolitane - della mia piena stima e della mia viva simpatia.
Peraltro la sinistra le avrebbe proposto un'alleanza.
La Sinistra avrebbe proposto un’alleanza nell’ipotesi molto improbabile che io fossi andato al ballottaggio, presentando una lista civica. In realtà con l’eventuale presentazione di una mia lista civica, al ballottaggio sarebbero andati l’attuale Sindaco uscente e il candidato presentato dal centro sinistra e con ciò, mi richiamo al ‘quadrante dello stupido’ di cui parlavo prima.
Cosa le piace della politica ‘morattiana’ e cosa invece la preoccupa di più?
Mi è sicuramente piaciuta la vittoria di Milano nella competizione con Smirne per l’assegnazione dell’Expo 2015: un indiscusso pregevole successo di marketing urbano. Non mi è piaciuto l’Ecopass, che ho definito come di fatto è: inutile sul piano del miglioramento della qualità dell’aria, iniquo perché fa pagare ai poveri che hanno macchine vecchie ed esenta i possessori di costosi e moderni Suv dalla medesima tassa ed inoltre antieconomico perché costa più la sua organizzazione rispetto quello che è il ricavato. Non mi è piaciuta la politica contraria alle privatizzazioni - se si considera che l’attuale giunta ha addirittura ricomperato quote azionarie dell’Aem con lo scopo di rimanere in parità nella compagine azionaria di A2A, ovvero la Società frutto della fusione tra la Società energetica del comune di Brescia e quella di Milano. Sono scelte che hanno enormemente ridotto le possibilità di spesa in opere pubbliche e hanno compromesso il finanziamento di importanti infrastrutture. Non mi è piaciuta la destrutturazione se non distruzione della macchina comunale effettuata sin dai primi giorni di governo con le conseguenze molto negative che sappiamo, circostanza per la quale l’attuale amministrazione è stata anche condannata da parte della Corte dei Conti. In ultimo, per quanto riguarda l’Expo, mentre ho ammirato la capacità di marketing, di contro, devo criticare l’incapacità di gestione che si è determinata a seguito della prestigiosa vittoria.
Cosa ne pensa delle primarie del centro-sinistra?
Le primarie, se fatte correttamente, sono una testimonianza di rispetto delle regole democratiche e la manifestazione della volontà di far partecipare il ‘popolo dei seguaci’ alle scelte dei candidati e all’azione politica che gli stessi devono svolgere. In sé quindi, sono un elemento di positività.
C'è qualche esponente che le piace più degli altri?
Ritengo che tutti e tre i candidati abbiano, con titoli diversi, delle caratteristiche personali e professionali ragguardevoli e sono assolutamente rispettabili per qualità umane. Detto ciò, per l’altezza del ruolo svolto, per la qualità del pensiero e persino per una certa vicinanza caratteriale, dei tre candidati quello che voterei, se fossi iscritto al Pd, è quello che risulta nei sondaggi il meno votato e il meno votabile per le minori prospettive di vittoria, cioè il professor Onida.
Milano sarà pronta per Expo 2015?
Siamo al limite massimo di ritardo. I tempi di realizzazione - intesi come progetto esecutivo, bandi, appalti - e i tempi di reperimento dei fondi e di esecuzione dei lavori, sono al limite della praticabilità, tenuto conto che ancora non si sono definite le proprietà degli spazi in cui dovrebbero essere edificate le strutture e in cui sarà ospitata la manifestazione. Il ritardo accumulato è preoccupante, ancora non irreparabile ma giunto ormai al limite massimo.
Saranno tenute a bada le infiltrazioni mafiose?
La risposta è sì, se si metteranno in campo tutti gli strumenti e se si sceglieranno le persone con caratteristiche di spiccata onestà ed incorruttibilità per gestire la situazione. Insomma, per intenderci cito un proverbio: “Ciò che permette al male di espandersi è l’inerzia dei buoni”.
Il centro-destra a livello nazionale è un po’ in defaillance. Qual è la sua opinione sull'argomento?
Il centro-destra sta attraversando una crisi direi connaturata con le stesse caratteristiche del suo successo. Mi spiego meglio: il carisma del nostro capo Silvio Berlusconi è stato l’artefice del successo, elettorale prima e politico poi, della strategia e della sua azione dal ’94 ad oggi. Con la costituzione del Popolo della Libertà, frutto della fusione dei due principali partiti che per 16 anni erano stati alleati ma separati, avrebbe dovuto portare alla palingenesi dei seguenti criteri: 1.dibattito interno aperto ai contributi di tutti sulle strategie del Partito 2.selezione del ceto dirigente attraverso elezioni e non nomine 3. stesura e doverosa applicazione di un codice etico, per evitare anche gli imbarazzi di avere dei dirigenti di partito o membri di governo coinvolti in fatti censurabili. Questi tre argomenti non sono stati realizzati e questa condizione ha portato alla scissione non ancora irreversibile, ma certo critica, del gruppo dei ‘finiani’. In altri termini, tutto è ancora recuperabile ma le cause endogene della crisi sono presenti e riconoscibili.
Attualmente Albertini è presidente della Commissione Affari Esteri al Parlamento Europeo. Come procedono le cose?
L’UE dopo il Trattato di Lisbona ha di fatto iniziato un nuovo corso, potremmo dire, con una riflessione forse un po’ ardita ma assolutamente ragionevole: se il Trattato di Maastricht ha inventato l’euro, il Trattato di Lisbona pratica la Politica Estera Europea. In effetti, in questo frangente, l’Unione europea è dotata di un “Ministro degli Esteri”, la Baronessa Ashton, Alto Rappresentante e Vicepresidente della Commissione, oltre che di un Servizio Europeo di Azione Esterna - una sorta di corpo diplomatico per affermare appunto una politica estera dell’Unione coordinata con quella degli Stati Membri ma distinta. Le cose procedono in questa direzione ma con molte difficoltà. Trovo simpatico - per esprimere queste difficoltà- citare la risposta che la stessa Baronessa Ashton diede durante un'audizione alla Commissione Esteri. Un deputato, credo del Partito Conservatore inglese, le fece questa domanda: “Il Segretario di Stato Americano Henry Kissenger, una volta - rispondendo a chi lo criticava per la sua neghittosa volontà di escludere l’UE dalle consultazioni circa la politica estera degli Stati Uniti nel mondo – disse che avrebbe consultato ben volentieri il collega europeo se mai vi fosse stato un numero di telefono da fare ed una persona da contattare". Fatta tale premessa il collega inglese venne alla domanda: “Baronessa Ashton adesso c’è questo numero di telefono?” Risposta della Ashton: “ Il numero di telefono c’è ma il centralino risponde così: per conoscere la posizione tedesca digitare 1, per conoscere la posizione francese digitare 2, per conoscere la posizione britannica digitare 3 …”. Questo per dire che, mentre il trattato di Maastricht ha cancellato le monete nazionali e ha esautorato le Banche centrali dallo svolgere la loro precipua funzione di difensori della moneta nazionale, con l’avvento dell’euro che ha sostituito i vecchi conii – l’inizio della Politica Estera europea non ha cancellato, ne potrebbe farlo, l’esistenza di politiche estere nazionali che vanno armonizzate ed integrate con la prima.
L'angolo di Milano che ama di più?
La zona di Milano in cui sono nato e vissuto è sostanzialmente la zona di Certosa Sempione e Fiera, che è anche quella in cui tutt’ora abito. Per me dunque: il Parco Sempione, il Castello Sforzesco, l’Arco della Pace e appunto la Fiera - dove esponeva la Ditta Albertini dalla sua fondazione e dove anche frequentavo la Scuola Leone XIII - è la mia Milano. È la Milano che adesso più di altre zone, con la nuova City Life, la linea Metropolitana 5 che sosterà proprio li davanti e le tre torri Libeskind, Zaha Hadid e Isozaki nonchè il Portello contiguo, è la zona, dicevo, in cui si compie la più poderosa trasformazione verso il XXI secolo. Questi luoghi di Milano mi permettono di coniugare ricordi della mia vita privata, con fatti e opere salienti del mio mandato da Sindaco. Per esempio il citato Portello sorge nella zona, nel tratto di strada, che percorrevo dalla mia abitazione al Leone XXIII, che è la scuola che ho frequentato dalla seconda elementare alla maturità classica. Tutte le mattine passavo davanti agli uffici e ai cancelli dello stabilimento dell’Alfa Romeo, poi sono incappato nel primo blocco stradale nel ’69 all’inizio dell’Autunno caldo, proprio ad opera degli operai – per lunghi anni ne ho visto il decadimento urbano, erano aree dismesse e non ancora rigenerate a Città. Ora queste zone, grazie all’impulso dato nel nostro turno di guardia, stanno diventando una Nuova Milano e noi insieme ad altri siamo stati i protagonisti di questa palingenesi. La zona Fiera, Portello, Parco Sempione, e dei contigui monumenti – a questo proposito ricordo ancora un aperitivo che presi in calzoni corti, con mio padre sulla torre Branca, che allora non si chiamava così e che venne poi ristrutturata dall’impresa Branca ed inaugurata nel mio primo mandato amministrativo - insomma sono zone, sono ricordi che si sposano a situazioni che ho contribuito, con i miei collaboratori nei nostri anni di responsabilità istituzionale, a rigenerare e a proiettare verso il futuro.
Twenty Questions: Shake Edizioni
Shake Edizioni è attiva dalla fine degli anni Ottanta. È stata fondata da un collettivo che organizzava eventi culturali e controculturali, tra cui la gestione di una trasmissione a Radio Popolare con cadenza settimanale (Tensioni Radiozine). In questi anni Shake ha costruito un catalogo di tutto rispetto, contando circa 150 titoli che spaziano dalla cultura cyberpunk alla letteratura di genere, dalle controculture al "mediattivismo". La sede si trova in via Bligny 42.
1 - In che anno nasce la vostra casa editrice? Nel 1988.
2 - Quanti libri pubblicate ogni anno? Diciotto.
3 - Narrativa straniera o italiana? Narrativa straniera.
4 - Poesia? No.
5 - La prossima pubblicazione? "Almanacco psichedelico", (storie, miti e leggende di un movimento che ha saltabeccato oltre le porte della percezione), della collana "Underground".
6 - Cosa ne pensate del fatto che ci siano case editrici che arrivano a chiedere fino a 8mila euro per pubblicare un esordiente dopo averlo paragonato a Faulkner e Hemingway? Non crediamo che sia vero.
7 - Quanti manoscritti vi arrivano ogni anno? Pochi.
8 - In che percentuale la proposta di uno scrittore sconosciuto trova la via della pubblicazione? Con molta difficoltà.
9 - In che percentuale il lavoro di un editor influisce sul prodotto finale? Dipende dalla tipologia di libro. In alcuni casi il lavoro dell'editor è decisivo, in altri trascurabile.
10 - Quante copie prevede la prima tiratura di un nuovo testo? 1000 mediamente.
11 - Avete provato a bocciare una proposta che poi, con un altro editore, si è rivelata un successo? No.
12 - Potete dire il libro che vi è piaciuto di più, fra gli ultimi letti, non pubblicato però dalla vostra casa editrice? Quale dei tanti?
13 - In generale, i tre libri della vita... "Sulla strada", Kerouac; "Il pasto nudo", Burroughs; "Taz", H. Bey.
14 - E i tre dischi... "Foxy Lady", J. Hendrix; "Led Zeppelin II", Led Zeppelin; ogni cosa di Bob Dylan.
15 - Quando avremo anche a Milano il salone del libro 'alla torinese'? Mai.
16 - E adesso qualche domanda di carattere generale... Cosa nepensate del fatto che Economist abbia definito il nuovo decennio appena iniziato "debtcade", cioè dei debiti? L'esito del passato.
17 - Come vivrebbe l'uomo se i suoi livelli di serotonina fossero tarati a un livello maggiore? ???
18 - Un voto alla televisione italiana... Chissene…
19 - A Vladivostok ci sono le spiagge? Forse.
20 - Qual è l'angolo milanese che vi affascina di più? Zona Ticinese.
1 - In che anno nasce la vostra casa editrice? Nel 1988.
2 - Quanti libri pubblicate ogni anno? Diciotto.
3 - Narrativa straniera o italiana? Narrativa straniera.
4 - Poesia? No.
5 - La prossima pubblicazione? "Almanacco psichedelico", (storie, miti e leggende di un movimento che ha saltabeccato oltre le porte della percezione), della collana "Underground".
6 - Cosa ne pensate del fatto che ci siano case editrici che arrivano a chiedere fino a 8mila euro per pubblicare un esordiente dopo averlo paragonato a Faulkner e Hemingway? Non crediamo che sia vero.
7 - Quanti manoscritti vi arrivano ogni anno? Pochi.
8 - In che percentuale la proposta di uno scrittore sconosciuto trova la via della pubblicazione? Con molta difficoltà.
9 - In che percentuale il lavoro di un editor influisce sul prodotto finale? Dipende dalla tipologia di libro. In alcuni casi il lavoro dell'editor è decisivo, in altri trascurabile.
10 - Quante copie prevede la prima tiratura di un nuovo testo? 1000 mediamente.
11 - Avete provato a bocciare una proposta che poi, con un altro editore, si è rivelata un successo? No.
12 - Potete dire il libro che vi è piaciuto di più, fra gli ultimi letti, non pubblicato però dalla vostra casa editrice? Quale dei tanti?
13 - In generale, i tre libri della vita... "Sulla strada", Kerouac; "Il pasto nudo", Burroughs; "Taz", H. Bey.
14 - E i tre dischi... "Foxy Lady", J. Hendrix; "Led Zeppelin II", Led Zeppelin; ogni cosa di Bob Dylan.
15 - Quando avremo anche a Milano il salone del libro 'alla torinese'? Mai.
16 - E adesso qualche domanda di carattere generale... Cosa nepensate del fatto che Economist abbia definito il nuovo decennio appena iniziato "debtcade", cioè dei debiti? L'esito del passato.
17 - Come vivrebbe l'uomo se i suoi livelli di serotonina fossero tarati a un livello maggiore? ???
18 - Un voto alla televisione italiana... Chissene…
19 - A Vladivostok ci sono le spiagge? Forse.
20 - Qual è l'angolo milanese che vi affascina di più? Zona Ticinese.
martedì 28 settembre 2010
"Alonso e Button un gradino sopra gli altri"
Ciao Luca, grazie per averci ricevuto. Un commento all'ultimo Gran Premio di Monza, con il primo e terzo posto delle Ferrari…
Podio a parte la notizia più bella è arrivata dalla squadra. Veloce e reattiva nel momento più delicato della stagione. La macchina era perfetta, ma senza la sosta ai box da Guinness dei primati Alonso non sarebbe riuscito a vincere. Fernando ha avuto il merito di restare lucido nonostante l’incertezza alla partenza. Ottimo il suo lavoro ai fianchi che alla fine ha costretto Button e la McLaren alla resa.
"La vittoria più importante della mia vita". Così Alonso ha commentato la vittoria del Gran Premio di Monza. Dietro questa affermazione c'è la consapevolezza di poter ancora sperare nella vittoria del mondiale?
A Monza Alonso si è accorto una volta in più che cosa significhi correre e vincere al volante di una Ferrari. Lo spagnolo ha sempre creduto nel titolo, anche nei momenti più complicati di questo campionato. Ora ha tutte le ragioni per sognare il mondiale in rosso.
È stata una gara perfetta, anche perché Button s'è comportato benissimo…
Button sta dimostrando di essere più forte del 2009, anno in cui ha vinto il mondiale con la Brawn. A Monza ha saltato Alonso al via poi è stato protagonista di una resistenza a oltranza senza commettere errori. Non è stato facile per lui correre per oltre 200 chilometri con la sagoma della Ferrari sempre presente sugli specchietti.
Qualcuno ironizza dicendo che la Ferrari (con)vince solo a Monza…
Lasciamo ironizzare chi non si limita al tifo contro, senza avere strumenti ed esperienza per giudicare quanto accade dentro e fuori dai circuiti.
Cosa ha combinato Hamilton, uscito quasi subito?
Il talento di Hamilton non si discute. Semmai il suo punto debole è la capacità di restare lucido nei momenti di tensione. A Monza non ha compreso che a rischiare dovevano essere gli altri. Il quarto posto, con Webber dietro, gli avrebbe permesso di allungare nel mondiale.
Rischia di far la fine del 2007?
Secondo me sì. Sotto pressione Lewis rischia sempre il crollo. Nel 2007 ha perso il mondiale e ha rischiato un epilogo simile nel 2008 a San Paolo del Brasile.
Max Webber punti 187, Alonso 166. In effetti, la distanza non è abissale. Qual è il pronostico di Budel?
Vedo favoriti Alonso e Button. Fate attenzione a Jenson perché quest’anno è quello che ha sbagliato meno di tutti.
Tenuto conto delle caratteristiche dei circuiti, i prossimi appuntamenti del GP chi favoriranno?
Conta la natura delle piste, ma a fare la differenza a cinque gare dalla fine con 5 piloti in 24 punti sarà la tenuta nervosa. Ribadisco, nella bagarre vedo Alonso e Button un gradino sopra gli altri.
Come spieghi la cattiva resa del sette volte campione del mondo Michael Schumacher?
In primo luogo 41 anni si fanno sentire anche se Michael è in forma fisica eccezionale. C’è poi il fattore tecnico, con la Mercedes attardata rispetto alle squadre di vertice. Ultimo punto che gioca contro Schumi riguarda i regolamenti. Era abituato a sessioni di test intense per sviluppare la macchina tra una gara e l’altra, collaudi che sono stati aboliti.
Podio a parte la notizia più bella è arrivata dalla squadra. Veloce e reattiva nel momento più delicato della stagione. La macchina era perfetta, ma senza la sosta ai box da Guinness dei primati Alonso non sarebbe riuscito a vincere. Fernando ha avuto il merito di restare lucido nonostante l’incertezza alla partenza. Ottimo il suo lavoro ai fianchi che alla fine ha costretto Button e la McLaren alla resa.
"La vittoria più importante della mia vita". Così Alonso ha commentato la vittoria del Gran Premio di Monza. Dietro questa affermazione c'è la consapevolezza di poter ancora sperare nella vittoria del mondiale?
A Monza Alonso si è accorto una volta in più che cosa significhi correre e vincere al volante di una Ferrari. Lo spagnolo ha sempre creduto nel titolo, anche nei momenti più complicati di questo campionato. Ora ha tutte le ragioni per sognare il mondiale in rosso.
È stata una gara perfetta, anche perché Button s'è comportato benissimo…
Button sta dimostrando di essere più forte del 2009, anno in cui ha vinto il mondiale con la Brawn. A Monza ha saltato Alonso al via poi è stato protagonista di una resistenza a oltranza senza commettere errori. Non è stato facile per lui correre per oltre 200 chilometri con la sagoma della Ferrari sempre presente sugli specchietti.
Qualcuno ironizza dicendo che la Ferrari (con)vince solo a Monza…
Lasciamo ironizzare chi non si limita al tifo contro, senza avere strumenti ed esperienza per giudicare quanto accade dentro e fuori dai circuiti.
Cosa ha combinato Hamilton, uscito quasi subito?
Il talento di Hamilton non si discute. Semmai il suo punto debole è la capacità di restare lucido nei momenti di tensione. A Monza non ha compreso che a rischiare dovevano essere gli altri. Il quarto posto, con Webber dietro, gli avrebbe permesso di allungare nel mondiale.
Rischia di far la fine del 2007?
Secondo me sì. Sotto pressione Lewis rischia sempre il crollo. Nel 2007 ha perso il mondiale e ha rischiato un epilogo simile nel 2008 a San Paolo del Brasile.
Max Webber punti 187, Alonso 166. In effetti, la distanza non è abissale. Qual è il pronostico di Budel?
Vedo favoriti Alonso e Button. Fate attenzione a Jenson perché quest’anno è quello che ha sbagliato meno di tutti.
Tenuto conto delle caratteristiche dei circuiti, i prossimi appuntamenti del GP chi favoriranno?
Conta la natura delle piste, ma a fare la differenza a cinque gare dalla fine con 5 piloti in 24 punti sarà la tenuta nervosa. Ribadisco, nella bagarre vedo Alonso e Button un gradino sopra gli altri.
Come spieghi la cattiva resa del sette volte campione del mondo Michael Schumacher?
In primo luogo 41 anni si fanno sentire anche se Michael è in forma fisica eccezionale. C’è poi il fattore tecnico, con la Mercedes attardata rispetto alle squadre di vertice. Ultimo punto che gioca contro Schumi riguarda i regolamenti. Era abituato a sessioni di test intense per sviluppare la macchina tra una gara e l’altra, collaudi che sono stati aboliti.
"La giunta Moratti è il passato, noi siamo il futuro"
Manca ancora un po’, ma il clima elezioni comincia a farsi sentire. Perché la candidatura alle primarie di Giuliano Pisapia?
Perché il centrosinistra milanese sia coinvolto in un momento particolarmente significativo, perché vi sia un confronto di idee, da cui possa nascere un programma e un progetto per la Milano che vorrei, una Milano che torni una delle città europee capaci di essere punto di riferimento culturale, economico e solidale.
I primi sondaggi la danno già per vincente…
È un buon segnale dell'interesse per le mie proposte, per la scelta di confrontarmi con i cittadini, partiti, associazioni, senza steccati, e per la volontà di riuscire insieme a cambiare Milano.
Tema caldo di questi giorni: la moschea milanese. Da una parte Maroni, dall'altra il cardinale. Con chi si schiera il candidato sindaco?
Ho già avuto modo di dirlo e lo ribadisco: con il Cardinale Tettamanzi, in quanto la libertà di professare la propria religione è un diritto costituzionale garantito a ogni cittadino: inoltre, la spesa non sarebbe neppure a carico del Comune.
Si prepara a una lunga serie di appuntamenti con i cittadini milanesi: sarà con don Gino Rigoldi, con gli operatori sociali del Comune di Milano, con i sostenitori della Zona 1… Quali i leitmotiv della sua campagna elettorale?
Incontrare i cittadini di Milano, nei luoghi dove vivono, lavorano, conoscere i problemi dei quartieri, ma anche ascoltare le loro proposte e costruire con i cittadini un rapporto che diventerà la costante del mio impegno, ora come candidato e domani, mi auguro, come sindaco.
Chi verrà eletto nuovo sindaco di Milano traghetterà la città a Expo 2015. Come vive questo importante appuntamento?
L'appuntamento con l'Expo ha una grande importanza per il futuro di Milano, se sapremo ricondurlo al tema per cui è stata scelta, e cioè ai progetti di come nutrire il mondo, energia per la vita. Purtroppo in questo momento stiamo perdendo tempo e l’impressione è che il bellissimo tema che doveva contraddistinguere Expo 2015 non sia più la priorità.
In che modo intenderebbe risolvere l'annoso problema dei Rom?
Evidentemente non basta smantellare un campo nomadi per risolvere la questione: lo smantellamento muscolare non serve ad altro che a peggiorare le condizioni di vita di queste persone, disperdendole in altri insediamenti improvvisati. La soluzione passa per un processo di integrazione, con l'inserimento in alloggi adeguati, con i bambini a scuola. Sicurezza e inclusione vanno di pari passo, cosi come vanno a braccetto invece insicurezza ed esclusione. Per trovare una soluzione è indispensabile cooperare con chi di questo problema si occupa da tanti anni: penso alle associazioni religiose e laiche, che hanno cuore, competenze e intelligenze da spendere e che sanno coniugare tutto questo con l’attenzione ai diritti umani. Sono queste realtà ad essere avanti anni luce rispetto a tante amministrazioni così lontane dalla realtà, come quella milanese da quasi 20 anni a questa parte.
Cosa non condivide assolutamente dell'attuale giunta Moratti?
Il progetto di fondo, centrato sullo sviluppo edilizio e speculativo, senza occuparsi delle esigenze, delle progettualità e delle prospettive di chi ci vive e di chi ci vivrà. La giunta Moratti è il passato, noi siamo il futuro.
Il berlusconismo tornerà in auge anche senza Fini?
A me sembra che sia in netto declino, se lo intendiamo come filosofia o progetto per il paese, perché non era fondato sulla politica, intesa come il bene di tutti i cittadini, ma sul potere e sugli interessi di una parte. Fini ha colto questo declino e se ne è allontanato. La sinistra e il centro-sinistra devono saper cogliere l’occasione per recuperare l’etica della politica e smarcarsi nettamente dal centrodestra: loro sono il problema, noi la soluzione.
Un commento agli altri candidati, Caputo e Boeri?
Caputo si è ritirato, Boeri è una candidatura autorevole, con la quale mi voglio confrontare apertamente e lealmente, affinché esca dalle primarie il progetto di una nuova Milano. Tra l’altro la candidatura di Valerio Onida ufficializzata stasera, rende il confronto ancora più interessante.
Capitolo Pgt. Lo condivide? Qual è il suo giudizio?
Il percorso del Pgt non è affatto concluso e per tutto il mese di ottobre i cittadini milanesi potranno presentare le loro istanze al ‘Piano di governo del territorio’ che verranno poi discusse in Consiglio comunale. Direi però che è un'operazione nata ‘vecchia’ ancora prima di vedere la luce, nel senso che più che alle esigenze dei cittadini sembra voler rispondere ai diktat del mondo della finanza: la chiave di tutto infatti è la borsa dei diritti edificatori e temo - i cittadini temono - possa attirare l’ingordigia del partito del cemento, con il rischio che i diritti volumetrici possano velocemente trasformarsi invece in bolle speculative.
Se Pisapia fosse un articolo della Costituzione quale sarebbe?
Senza dubbio l'articolo 3 sull'uguaglianza sostanziale dei cittadini, con la rimozione degli ostacoli economici e sociali che la impediscono.
Infine l'angolo di Milano che ama di più…
Non è l’unico, ma in questo periodo direi la vecchia trattoria del Casottel, nel cuore del Corvetto che ancora oggi mantiene quell’atmosfera popolare che era tipica di quella Milano che accoglieva, che regalava il sogno di un futuro a tutti i vecchi e nuovi cittadini. Non a caso, alla vigilia di Ferragosto, è stata sede del mio incontro con la stampa.
Perché il centrosinistra milanese sia coinvolto in un momento particolarmente significativo, perché vi sia un confronto di idee, da cui possa nascere un programma e un progetto per la Milano che vorrei, una Milano che torni una delle città europee capaci di essere punto di riferimento culturale, economico e solidale.
I primi sondaggi la danno già per vincente…
È un buon segnale dell'interesse per le mie proposte, per la scelta di confrontarmi con i cittadini, partiti, associazioni, senza steccati, e per la volontà di riuscire insieme a cambiare Milano.
Tema caldo di questi giorni: la moschea milanese. Da una parte Maroni, dall'altra il cardinale. Con chi si schiera il candidato sindaco?
Ho già avuto modo di dirlo e lo ribadisco: con il Cardinale Tettamanzi, in quanto la libertà di professare la propria religione è un diritto costituzionale garantito a ogni cittadino: inoltre, la spesa non sarebbe neppure a carico del Comune.
Si prepara a una lunga serie di appuntamenti con i cittadini milanesi: sarà con don Gino Rigoldi, con gli operatori sociali del Comune di Milano, con i sostenitori della Zona 1… Quali i leitmotiv della sua campagna elettorale?
Incontrare i cittadini di Milano, nei luoghi dove vivono, lavorano, conoscere i problemi dei quartieri, ma anche ascoltare le loro proposte e costruire con i cittadini un rapporto che diventerà la costante del mio impegno, ora come candidato e domani, mi auguro, come sindaco.
Chi verrà eletto nuovo sindaco di Milano traghetterà la città a Expo 2015. Come vive questo importante appuntamento?
L'appuntamento con l'Expo ha una grande importanza per il futuro di Milano, se sapremo ricondurlo al tema per cui è stata scelta, e cioè ai progetti di come nutrire il mondo, energia per la vita. Purtroppo in questo momento stiamo perdendo tempo e l’impressione è che il bellissimo tema che doveva contraddistinguere Expo 2015 non sia più la priorità.
In che modo intenderebbe risolvere l'annoso problema dei Rom?
Evidentemente non basta smantellare un campo nomadi per risolvere la questione: lo smantellamento muscolare non serve ad altro che a peggiorare le condizioni di vita di queste persone, disperdendole in altri insediamenti improvvisati. La soluzione passa per un processo di integrazione, con l'inserimento in alloggi adeguati, con i bambini a scuola. Sicurezza e inclusione vanno di pari passo, cosi come vanno a braccetto invece insicurezza ed esclusione. Per trovare una soluzione è indispensabile cooperare con chi di questo problema si occupa da tanti anni: penso alle associazioni religiose e laiche, che hanno cuore, competenze e intelligenze da spendere e che sanno coniugare tutto questo con l’attenzione ai diritti umani. Sono queste realtà ad essere avanti anni luce rispetto a tante amministrazioni così lontane dalla realtà, come quella milanese da quasi 20 anni a questa parte.
Cosa non condivide assolutamente dell'attuale giunta Moratti?
Il progetto di fondo, centrato sullo sviluppo edilizio e speculativo, senza occuparsi delle esigenze, delle progettualità e delle prospettive di chi ci vive e di chi ci vivrà. La giunta Moratti è il passato, noi siamo il futuro.
Il berlusconismo tornerà in auge anche senza Fini?
A me sembra che sia in netto declino, se lo intendiamo come filosofia o progetto per il paese, perché non era fondato sulla politica, intesa come il bene di tutti i cittadini, ma sul potere e sugli interessi di una parte. Fini ha colto questo declino e se ne è allontanato. La sinistra e il centro-sinistra devono saper cogliere l’occasione per recuperare l’etica della politica e smarcarsi nettamente dal centrodestra: loro sono il problema, noi la soluzione.
Un commento agli altri candidati, Caputo e Boeri?
Caputo si è ritirato, Boeri è una candidatura autorevole, con la quale mi voglio confrontare apertamente e lealmente, affinché esca dalle primarie il progetto di una nuova Milano. Tra l’altro la candidatura di Valerio Onida ufficializzata stasera, rende il confronto ancora più interessante.
Capitolo Pgt. Lo condivide? Qual è il suo giudizio?
Il percorso del Pgt non è affatto concluso e per tutto il mese di ottobre i cittadini milanesi potranno presentare le loro istanze al ‘Piano di governo del territorio’ che verranno poi discusse in Consiglio comunale. Direi però che è un'operazione nata ‘vecchia’ ancora prima di vedere la luce, nel senso che più che alle esigenze dei cittadini sembra voler rispondere ai diktat del mondo della finanza: la chiave di tutto infatti è la borsa dei diritti edificatori e temo - i cittadini temono - possa attirare l’ingordigia del partito del cemento, con il rischio che i diritti volumetrici possano velocemente trasformarsi invece in bolle speculative.
Se Pisapia fosse un articolo della Costituzione quale sarebbe?
Senza dubbio l'articolo 3 sull'uguaglianza sostanziale dei cittadini, con la rimozione degli ostacoli economici e sociali che la impediscono.
Infine l'angolo di Milano che ama di più…
Non è l’unico, ma in questo periodo direi la vecchia trattoria del Casottel, nel cuore del Corvetto che ancora oggi mantiene quell’atmosfera popolare che era tipica di quella Milano che accoglieva, che regalava il sogno di un futuro a tutti i vecchi e nuovi cittadini. Non a caso, alla vigilia di Ferragosto, è stata sede del mio incontro con la stampa.
domenica 12 settembre 2010
Twenty Questions: Meridiano Zero
In che anno nasce la vostra casa editrice?
1998.
Quanti libri pubblicate ogni anno?
Una ventina.
Narrativa straniera o italiana?
Sia straniera che italiana.
Poesia?
No, niente poesia.
La prossima pubblicazione?
"Vento del Texas" di James Reasoner, un piccolo classico del noir americano che e' diventato un vero e proprio libro di culto all'estero e pubblichiamo in Italia per la prima volta. Un gioiello.
Cosa ne pensate del fatto che ci siano case editrici che arrivano a chiedere fino a 8mila euro per pubblicare un esordiente dopo averlo paragonato a Faulkner e Hemingway?
Penso che siano molti, moltissimi fraintendimenti. Penso che io faccio l'editore perche' ho una piccola, modestissima idea di quello che dovrebbe essere il ruolo dell'editoria nel mondo culturale italiano e cerco di realizzarlo e quindi non chiedo ne' 8000 ne' 8 Euro per pubblicare. Penso anche che sarebbe molto stupido da parte mia generalizzare quello che penso io. Penso che se ci sono persone che ti fermano per la strada e ti dicono "Sono diposto a darti i soldi che chiedi - anche 8000 Euro se me li chiedi - se mi dipingi un quadro in cui mi fai il ritratto nei panni del Presidente della Repubblica", qualcuno ti puo' dire: "OK, ti faccio il quadro e ti chiedo 8000 Euro". Penso che sarebbe puerile prendersela con "l'Arte" o con la scarsa rappresentativita' del mondo dell'arte di chi sta cercando di fare soldi, l'unica cosa è valutare se ci sono attivita' consentite o meno e andare a consultare la Costituzione (o il codice penale) in proposito. Penso che il paragonare un futuro pollo da spennare a Faulkner o Hemingway sia "normale", come chi cercando di vendere la Fontana di Trevi ai turisti americani diceva di essere figlio illegittimo del Re d'Italia. Penso che la responsabilita' piu' grande sia solo di chi ci casca, proprio come mi sembra che la responsabilita' piu' grande sia di chi si infila nella gabbia delle tigri per riprendersi il cellulare che gli e' caduto dentro.
Quanti manoscritti vi arrivano ogni anno?
Circa 300.
In che percentuale la proposta di uno scrittore sconosciuto trova la via della pubblicazione?
0,5%.
In che percentuale il lavoro di un editor influisce sul prodotto finale?
Attorno al 40% (in media ovviamente, e per la mia esperienza).
Quante copie prevede la prima tiratura di un nuovo testo?
La domanda non può essere posta in questo modo. A meno che non si parli degli scrittori famosi. In base a che cosa si decide la prima tiratura di un esordiente? In base alle prenotazioni delle librerie, che fa la rete di promozione, e le quantità variano molto da libro a libro, a seconda di cosa convince i librai.
Avete provato a bocciare una proposta che poi, con un altro editore, si è rivelata un successo?
No, ma secondo me non ha nessun valore parlare di questa la possibilita'. Secondo me il successo o meno di un libro dipende da una serie di elementi di cui uno fondamentale e' l'immagine della casa editrice. Ad esempio se la Meridiano zero avesse pubblicato Mordecai Richler, io sono sicuro che tutti quelli che l'hanno comporato e apprezzato nell'edizione Adelphi non l'avrebbero comprato nell'edizione Meridiano zero, come nell'edizione Meridiano zero l'avrebbero comprato persone che invece non l'avrebbero comprato se fosse stato un Adelphi. Non va portato all'estremo, il mio ragionamento, certo. Ci sono un'infinita' di distinguo. Ad esmpio nel casi di un Raymond Queneau inedito, il nome dell'autore ha una forza di gran lunga superiore a quella della casa editrice che lo pubblicasse. Ma generalmente, nel caso di un autore inedito (che sia esordiente o che sia un Richler), la forza predominante e' spesso quella della casa editrice. O se non altro e' predominante con i critici e recensori, per convincerli a leggere proprio questo libro tra i circa 300 che gli arrivano sulle scrivanie ogni mese.
Potete dire il libro che vi è piaciuto di più, fra gli ultimi letti, non pubblicato però dalla vostra casa editrice?
T. Coraghessan Boyle - Se il fiume fosse whisky, ed. Bompiani.
In generale, i tre libri della vita…
I miei tre libri cambiano ogni giorno, il che puo' essere un po' sconcertante, ma io mi ci sono abituato... Per cui quelli di oggi, martedi' 20 agosto, sono: Amado - Teresa Batista stanca di guerra; Ralph Koenig - tutti; Cormac McCarthy - Cavalli selvaggi.
E i tre dischi…
Steve Forbert - Alive on Arrival; John Campbell - One Believer; Cowboy Junkies - Lay It Down
Quando avremo anche a Milano il salone del libro 'alla torinese'?
Mai. Se lo volessero l'avrebbero gia' fatto da tempo, no?
E adesso qualche domanda di carattere generale… Cosa ne pensate del fatto che Economist abbia definito il nuovo decennio appena iniziato "debtcade", cioè dei debiti?
Che se ne sono accorti.
Come vivrebbe l'uomo se i suoi livelli di serotonina fossero tarati a un livello maggiore?
Adeguandosi immediatamente, come ha sempre fatto con tutto.
Un voto alla televisione italiana…
Non so, purtroppo devo ammettere di non guardarla.
A Vladivostok ci sono le spiagge?
OK, questa e' geografia. Poi ci sono anche le domande di storia, italiano, matematica e religione, giusto? Passo...
Qual è l'angolo milanese che vi affascina di più?
I Navigli.
1998.
Quanti libri pubblicate ogni anno?
Una ventina.
Narrativa straniera o italiana?
Sia straniera che italiana.
Poesia?
No, niente poesia.
La prossima pubblicazione?
"Vento del Texas" di James Reasoner, un piccolo classico del noir americano che e' diventato un vero e proprio libro di culto all'estero e pubblichiamo in Italia per la prima volta. Un gioiello.
Cosa ne pensate del fatto che ci siano case editrici che arrivano a chiedere fino a 8mila euro per pubblicare un esordiente dopo averlo paragonato a Faulkner e Hemingway?
Penso che siano molti, moltissimi fraintendimenti. Penso che io faccio l'editore perche' ho una piccola, modestissima idea di quello che dovrebbe essere il ruolo dell'editoria nel mondo culturale italiano e cerco di realizzarlo e quindi non chiedo ne' 8000 ne' 8 Euro per pubblicare. Penso anche che sarebbe molto stupido da parte mia generalizzare quello che penso io. Penso che se ci sono persone che ti fermano per la strada e ti dicono "Sono diposto a darti i soldi che chiedi - anche 8000 Euro se me li chiedi - se mi dipingi un quadro in cui mi fai il ritratto nei panni del Presidente della Repubblica", qualcuno ti puo' dire: "OK, ti faccio il quadro e ti chiedo 8000 Euro". Penso che sarebbe puerile prendersela con "l'Arte" o con la scarsa rappresentativita' del mondo dell'arte di chi sta cercando di fare soldi, l'unica cosa è valutare se ci sono attivita' consentite o meno e andare a consultare la Costituzione (o il codice penale) in proposito. Penso che il paragonare un futuro pollo da spennare a Faulkner o Hemingway sia "normale", come chi cercando di vendere la Fontana di Trevi ai turisti americani diceva di essere figlio illegittimo del Re d'Italia. Penso che la responsabilita' piu' grande sia solo di chi ci casca, proprio come mi sembra che la responsabilita' piu' grande sia di chi si infila nella gabbia delle tigri per riprendersi il cellulare che gli e' caduto dentro.
Quanti manoscritti vi arrivano ogni anno?
Circa 300.
In che percentuale la proposta di uno scrittore sconosciuto trova la via della pubblicazione?
0,5%.
In che percentuale il lavoro di un editor influisce sul prodotto finale?
Attorno al 40% (in media ovviamente, e per la mia esperienza).
Quante copie prevede la prima tiratura di un nuovo testo?
La domanda non può essere posta in questo modo. A meno che non si parli degli scrittori famosi. In base a che cosa si decide la prima tiratura di un esordiente? In base alle prenotazioni delle librerie, che fa la rete di promozione, e le quantità variano molto da libro a libro, a seconda di cosa convince i librai.
Avete provato a bocciare una proposta che poi, con un altro editore, si è rivelata un successo?
No, ma secondo me non ha nessun valore parlare di questa la possibilita'. Secondo me il successo o meno di un libro dipende da una serie di elementi di cui uno fondamentale e' l'immagine della casa editrice. Ad esempio se la Meridiano zero avesse pubblicato Mordecai Richler, io sono sicuro che tutti quelli che l'hanno comporato e apprezzato nell'edizione Adelphi non l'avrebbero comprato nell'edizione Meridiano zero, come nell'edizione Meridiano zero l'avrebbero comprato persone che invece non l'avrebbero comprato se fosse stato un Adelphi. Non va portato all'estremo, il mio ragionamento, certo. Ci sono un'infinita' di distinguo. Ad esmpio nel casi di un Raymond Queneau inedito, il nome dell'autore ha una forza di gran lunga superiore a quella della casa editrice che lo pubblicasse. Ma generalmente, nel caso di un autore inedito (che sia esordiente o che sia un Richler), la forza predominante e' spesso quella della casa editrice. O se non altro e' predominante con i critici e recensori, per convincerli a leggere proprio questo libro tra i circa 300 che gli arrivano sulle scrivanie ogni mese.
Potete dire il libro che vi è piaciuto di più, fra gli ultimi letti, non pubblicato però dalla vostra casa editrice?
T. Coraghessan Boyle - Se il fiume fosse whisky, ed. Bompiani.
In generale, i tre libri della vita…
I miei tre libri cambiano ogni giorno, il che puo' essere un po' sconcertante, ma io mi ci sono abituato... Per cui quelli di oggi, martedi' 20 agosto, sono: Amado - Teresa Batista stanca di guerra; Ralph Koenig - tutti; Cormac McCarthy - Cavalli selvaggi.
E i tre dischi…
Steve Forbert - Alive on Arrival; John Campbell - One Believer; Cowboy Junkies - Lay It Down
Quando avremo anche a Milano il salone del libro 'alla torinese'?
Mai. Se lo volessero l'avrebbero gia' fatto da tempo, no?
E adesso qualche domanda di carattere generale… Cosa ne pensate del fatto che Economist abbia definito il nuovo decennio appena iniziato "debtcade", cioè dei debiti?
Che se ne sono accorti.
Come vivrebbe l'uomo se i suoi livelli di serotonina fossero tarati a un livello maggiore?
Adeguandosi immediatamente, come ha sempre fatto con tutto.
Un voto alla televisione italiana…
Non so, purtroppo devo ammettere di non guardarla.
A Vladivostok ci sono le spiagge?
OK, questa e' geografia. Poi ci sono anche le domande di storia, italiano, matematica e religione, giusto? Passo...
Qual è l'angolo milanese che vi affascina di più?
I Navigli.
lunedì 30 agosto 2010
Twenty Questions: Edizioni Ambiente
In che anno nasce la vostra casa editrice?
Nel 1993. È una casa editrice di nicchia, ma con una grande capacità di sguardo sul mondo, con autori di assoluta validità. Nel maggio 2007 la casa editrice si apre a un pubblico più ampio presentando la collana “VerdeNero. Noir di ecomafia” che ha visto coinvolti i migliori autori del noir contemporaneo italiano.
Quanti libri pubblicate ogni anno?
Una quarantina di titoli. Oltre alla saggistica, ai tascabili dell’ambiente e alla collana VerdeNero (che tra inchieste, romanzi e noir pubblica una quindicina di titoli) pubblichiamo annuari e volumi di normativa ambientale. Infine abbiamo una collana di architettura sostenibile e manuali di progettazione.
Narrativa straniera o italiana?
Entrambe. Se la saggistica guarda molto all’estero (autori come Vandana Shiva, Fred Pearce, Paul Hawken, George Monbiot e tanti altri), la collana VerdeNero si è finora occupata soprattutto di narrativa contemporanea italiana (Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Wu Ming, Giancarlo De Cataldo ecc.) anche se inizia a scoprire autori stranieri (come la francese Alice Audouin con il suo “Emilie, ecologista in carriera").
Poesia?
No, poesia non è mai stata pubblicata, anche se questa domanda ci ha fatto venire un’ottima idea.
La prossima pubblicazione?
Settembre e ottobre saranno mesi di fuoco. Si parte con “Ladri d'immagini” di Luca Scarlini, in uscita l’8 settembre, un’inchiesta sull’artemafia.
Cosa ne pensate del fatto che ci siano case editrici che arrivano a chiedere fino a 8mila euro per pubblicare un esordiente dopo averlo paragonato a Faulkner e Hemingway?
Dovrebbero essere perseguibili penalmente loro e obbligati a un periodo di recupero terapeutico gli autori.
Quanti manoscritti vi arrivano ogni anno?
In quest’ultimo anno c’è stato un aumento esponenziale dei manoscritti che riceviamo, sicuramente per la maggiore attenzione nei confronti delle tematiche ambientali. Quantificando direi uno alla settimana.
In che percentuale la proposta di uno scrittore sconosciuto trova la via della pubblicazione?
Per quanto riguarda la narrativa non abbiamo mai pubblicato scrittori sconosciuti, avevamo bisogno di scrittori affermati per dare visibilità a un progetto come VerdeNero. Ora però stiamo valutando anche esordienti.
In che percentuale il lavoro di un editor influisce sul prodotto finale?
L’editor è una figura fondamentale. Così come il lavoro di tutta la redazione, dall’impaginatore al correttore bozze.
Quante copie prevede la prima tiratura di un nuovo testo?
Dipende dal titolo, dall’autore, dal prenotato in libreria. Di solito siamo sulle 2.000/2.500 copie ma alcuni titoli prevedono una tiratura molto più alta.
Avete provato a bocciare una proposta che poi, con un altro editore, si è rivelata un successo?
Finora non è mai successo, anche se qualche casa editrice “grande” ci ha soffiato dei titoli a cui tenevamo parecchio.
Potete dire il libro che vi è piaciuto di più, fra gli ultimi letti, non pubblicato però dalla vostra casa editrice?
Chiedendo qui in casa editrice:
Edoardo: “Storia della mia purezza” di Francesco Pacifico.
Maddalena: “L’uomo verticale” di Davide Longo.
Alberto: “Accabadora” di Michela Murgia.
Matteo: “La separazione del maschio” di Francesco Piccolo.
In generale, i tre libri della vita…
Edoardo: “American Psyco” di Bret Easton Ellis.
Maddalena: “La schiuma dei giorni” di Boris Vian.
Alberto: “Il bacio della donna ragno” di Manuel Puig.
Matteo: “Montagna incantata” di Thomas Mann.
E i tre dischi…
Edoardo: "Prototype Years" (Grooverider + altri).
Maddalena: "The Velvet Underground & Nico".
Alberto: "Uccelli d’Italia" degli Squallor.
Matteo: "London Calling" dei Clash.
Quando avremo anche a Milano il salone del libro 'alla torinese'?
Mai e forse non se ne sente neanche il bisogno. Piuttosto un salone del libro “alla romana” andrebbe meglio.
E adesso qualche domanda di carattere generale… Cosa ne pensate del fatto che Economist abbia definito il nuovo decennio appena iniziato "debtcade", cioè dei debiti?
Direi che non poteva fare altrimenti vivendo in un mondo dove la speculazione regna sovrana e si possono comprare anche i debiti di interi stati per poi rischiare di mandarli in rovina. Insomma quello che ormai da anni succede anche nelle migliori famiglie…
Come vivrebbe l'uomo se i suoi livelli di serotonina fossero tarati a un livello maggiore?
Vivrebbe decisamente meglio, sicuramente più felice.
Un voto alla televisione italiana…
Il candidato non ha raggiunto i requisiti minimi per poter essere valutato.
A Vladivostok ci sono le spiagge?
So che c’è il porto russo più importante del Pacifico. Ma nessuno qui c’è mai stato.
Qual è l'angolo milanese che vi affascina di più?
Siamo spesso e volentieri nei dintorni del quartiere Isola che stanno sventrando ma che mantiene un’identità fortissima, il Frida, l’Osteria dei Vecchi Sapori... Alcuni scorci di Brera, inoltre, sono bellissimi. O Moscova dove a pochi passi si concentrano la libreria del Mondo Offeso e la libreria Utopia.
venerdì 6 agosto 2010
Twenty Questions: Sironi Editore
Sironi Editore fa parte della grande famiglia Alpha Test, una società che opera a livello nazionale in tre settori: editoria, formazione e orientamento scolastico. Inizia la sua attività quasi vent'anni fa pubblicando manuali e testi di parascolastica. Oggi - in barba alla crisi - è una delle più belle realtà editoriali milanesi.
In che anno nasce la vostra casa editrice?
Sironi editore è un marchio di Alpha Test, casa editrice nata nel 1992. I primi libri Sironi sono usciti nel 2002.
Quanti libri pubblicate ogni anno?
Nel 2008 e nel 2009 per Sironi abbiamo pubblicato circa 15-20 novità. Nel 2010 e nel 2011 saranno di meno perché intendiamo investire di più su meno titoli.
Narrativa straniera o italiana?
Narrativa italiana, straniera e libri di divulgazione scientifica e saggistica.
Poesia?
No, solo un testo di saggistica dedicato alla poesia intitolato Come è fatta una poesia, scritto da Nicola Gardini.
La prossima pubblicazione?
In questi giorni è in uscita La battaglia delle farfalle, un reportage sulla creatura più fragile del pianeta, scritto da un reporter di guerra affascinato da quell’insetto e dal mondo che gli ruota intorno. Ha finito per scrivere di contrabbandieri, malviventi, ambientalisti, collezionisti e molto altro ancora.
Cosa ne pensate del fatto che ci siano case editrici che arrivano a chiedere fino a 8mila euro per pubblicare un esordiente dopo averlo paragonato a Faulkner e Hemingway?
Chiedere all’autore? Se è questa la domanda, a parte il discorso legato alla poesia dove le questioni sono più complesse, pagare per pagare meglio rivolgersi direttamente a uno stampatore stampando la quantità di libri che si ritiene utili da regalare ad amici e diffondere a mano. Sironi editore non pubblica libri a pagamento, pubblica solo i libri in cui crede dal punto di vista qualitativo e commerciale. Fa cioè esattamente il contrario, non chiede soldi ma li investe perché crede in quello che sta per pubblicare.
Quanti manoscritti vi arrivano ogni anno?
Quasi 1000.
In che percentuale la proposta di uno scrittore sconosciuto trova la via della pubblicazione?
In generale la percentuale è davvero minima e spesso sono i piccoli editori a pubblicarli. Come Sironi in passato la percentuale è stata alta nel senso che abbiamo pubblicato per lo più esordienti. Da un paio d’anni riceviamo maggiori proposte da autori già affermati e gli esordienti si chiamano Ambrosoli.
In che percentuale il lavoro di un editor influisce sul prodotto finale?
Noi siamo soliti contribuire non poco al risultato finale. Fa parte del lavoro di una buona casa editrice e di un buon editor.
Quante copie prevede la prima tiratura di un nuovo testo?
Dipende dal prenotato e dal titolo. Mediamente realizziamo una prima tiratura di 5000 copie ma ci guida il criterio per cui a ristampare un libro ci vogliono pochi giorni mentre di tirature eccessive sono morti molti editori.
Avete provato a bocciare una proposta che poi, con un altro editore, si è rivelata un successo?
Abbiamo deciso di non pubblicare per diversi motivi testi che sono poi stati pubblicati da altri editori. Un successo vero e proprio direi di no, anzi per fortuna è capitato il contrario: abbiamo scelto di pubblicare testi rifiutati che si sono poi rivelati un successo. Un esempio? Tullio Avoledo.
Potete dire il libro che vi è piaciuto di più, fra gli ultimi letti, non pubblicato però dalla vostra casa editrice?
In casa editrice abbiamo gusti abbastanza diversi, questo garantisce la possibilità di scelte più articolate. Un libro che mi è piaciuto? Ho appena finito La città dei ragazzi di Affinati (era sulla libreria da un po’), uno scrittore che stimo molto.
In generale, i tre libri della vita…
I libri “della vita” credo dipendano dal momento particolare che il lettore sta attraversando più che non dal libro in sé. A 12 anni ricordo di aver letto Bufalo Bill di Mino Milani, esperienza meravigliosa e memorabile. Ultimo memorabile? La strada di Cormac McCarthy.
E i tre dischi…
?
Quando avremo anche a Milano il salone del libro 'alla torinese'?
Non c’è bisogno di un Salone anche a Milano, ma bisogna che gli editori non diano per scontato la partecipazione a Torino in modo che i servizi e l’attenzione offerti a Torino siano di alto livello.
E adesso qualche domanda di carattere generale… Cosa ne pensate del fatto che Economist abbia definito il nuovo decennio appena iniziato "debtcade", cioè dei debiti?
Credo sia una definizione fondata e il mercato editoriale non fa eccezione, anche se per fortuna il gruppo Alpha Test/Sironi gode di ottima salute.
Come vivrebbe l'uomo se i suoi livelli di serotonina fossero tarati a un livello maggiore?
?
Un voto alla televisione italiana?
Si salvano davvero pochi programmi e a pagare il canone RAI si fa sempre più fatica, non per ragioni economiche.
A Vladivostok ci sono le spiagge?
?
Qual è l'angolo milanese che vi affascina di più?
Vicolo dei lavandai, dove ancora passa quel che rimane del Naviglio.
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