mercoledì 11 luglio 2012

Anch'io a volte mi sento una scimmia parlante


Buongiorno Gianluca.
Buongiorno a te.
Dunque, partiamo dall'imminente spettacolo di Monza…
Si terrà giovedì al Brianteo e… sarà una specie di sorpresa.
Una sorpresa nella sorpresa.
Proprio così. Sarà uno spettacolo diviso in due parti. Una prima parte elettrica, e una seconda acustica, con il coinvolgimento di ballerini e altri artisti.
Una soluzione atipica nell'ambito degli show italiani.
Di sicuro nell'ambito rock e pop. Qualcosa del genere, però, s'è visto nella musica classica.
E' anche questa una formula di sperimentazione.
E' anche questa l'occasione per poter dire qualcosa di concreto.  
Cosa intendi?
Nel nostro Paese percepisco troppo spesso la volontà di creare non tanto per comunicare, quanto per mantenere il proprio status sociale e artistico.
Nomi non se ne fanno, ma perché si arriverebbe a tanto?
Parlerei di una sorta di disonestà artistica, dove non esiste il collante fra arte e avanspettacolo. Nient'altro che messinscene per affrontare cose già dette.  
In Italia c'è comunque qualche figura che apprezzi?
Ce ne sono parecchie.
Qui, però, i nomi si possono fare senza problemi.
Beh, a parte Vasco - che ci mette sempre la faccia in quello che fa - sono affascinato da gruppi come i Baustelle e i Subsonica.
Fra le nuovissime proposte?
Mi piacciono Carone e Noemi.
E fra gli stranieri, ami sempre i Radiohead?
Sempre, anche se gli ultimi lavori non mi hanno entusiasmato.
Torniamo al concerto di giovedì…
Come ti dicevo è un evento in grande, anche per festeggiare i miei 40 anni.
Un bel traguardo.
Non lo definirei così. I traguardi hanno senso solo se aprono la strada a nuove mete.
Durerà?
Penso più di tre ore.
Dopo questa data partirà il tour europeo e internazionale.
Partiamo a ottobre con l'Europa, facendo tappa a Parigi, Londra, Barcellona… a gennaio, invece, decolliamo per il SudAmerica.
Come rispondono gli stranieri alla tua proposta musicale?
In modo unico e incredibile. Credo che la mia avventura musicale riguardi macrocosmi che potremmo definire vergini, mai interessati da artisti italiani. Forse solo Zucchero…
Il tuo album di maggiore successo all'estero?
Indubbiamente Destinazione Paradiso. La mia storia fra le dita ha travalicato i confini di ogni paese. Spero di non offendere nessuno se dico che siamo quasi ai livelli di "Volare".
La fabbrica di plastica continua, però, a essere il tuo album più "originale".
Non sono d'accordo. Se ascolti attentamente la mia discografia puoi vedere che "l'anticonformismo" della Fabbrica è presente anche in altri lavori. Semmai è il primo disco che mi ha portato a voler dire le cose in un certo modo, senza dare alcun peso alle richieste del mercato.
E dopo il tour?
Torno in studio. Non mi fermo mai… per fortuna.
C'è già pronto del materiale?
Sì, certo. Continuerò per concludere la trilogia iniziata con Romantico Rock Show e Natura Umana.
A proposito dell'ultimo disco Natura Umana… a chi ti riferisci parlando delle "Scimmie parlanti"?
E' un testo provocatorio e torna a riferirsi alla sensazione di smarrimento che mi contraddice quando vengo a tu per tu con determinate realtà… non solo musicali.
In sostanza si parla, si canta, si fa "arte" solo per tener fede a impegni - chiamiamoli - professionali.
Esattamente. Ma è un concetto da prendere con le pinze. Anch'io a volte mi sento una scimmia parlante.
E pure i discografici.
Senz'altro. Quelli che cercano di farti fare ciò per cui non sei tarato, solo per soddisfare i gusti del mercato. Anche a Rino Gaetano è accaduta la stessa cosa. E' il perenne scontro fra l'esigenza artistica più pura e la necessità economica della casa discografica di far tornare i conti. E invece andrebbe solo e soltanto valorizzata la proposta artistica.
Perché ti definiscono il joker della musica italiana?
Una volta avevo prodotto un lavoro a New York in cui apparivo con un ghigno, quello tipico del joker.
Un ghigno?
In realtà in molti affermano che io mi esprima con un ghigno "al naturale", che spesso si sostituisce al sorriso.
Vizi?
Nulla. Se non dire sempre quello che penso, anche a costo di tirarmi la zappa sui piedi.
Più che un vizio mi sembra una virtù.
Non è sempre così. E in ogni caso ora che sono padre è indispensabile un certo rigore.
Padre di tre figli.
L'altro ieri è nato il mio quarto, Jona.
Siamo di Milanoweb e dunque ti chiediamo che rapporto hai con la città.
In realtà non ho rapporti "geografici" con nessun luogo. Il concetto di origine mi indispone. Mi piace pensare di essere un cittadino del mondo.
Hai passato tanti anni in Brianza?
Sono nato e ho vissuto la mia infanzia a Milano, a Precotto. Poi mi sono trasferito a Correzzana, in Brianza. Ovunque andassi ho dovuto tirare fuori i denti per stare a galla.
Ora vivi ancora in Brianza?
Non più. Vivo nell'Oltrepò pavese, dove vivevano anche i miei nonni.
Allora le origini contano.
Non contano le bandiere. Le bandiere non hanno senso di esistere.
Anche la bandiera dell'Inter?
L'Inter è l'Inter.
Due nomi che vorresti ricordare al termine di questa intervista.
Mio nonno materno, Cleto Antonioli, che è venuto a mancare poco prima del mio successo. Aveva letto da pochi giorni per la prima volta il mio nome sul giornale. E' stato lui il primo a credere nel mio talento.
Che faceva il nonno?
Era anche lui un musicista. Suonava la fisarmonica. Ha suonato anche con Raul Casadei.
Altri nomi?
Se posso ti citerei Hendrix e Lennon.
Hendrix?
Una notte mi è apparso in sogno dicendomi che sapendo suonare la chitarra era giusto che la suonassi… davvero. Mi piace considerarlo un monito al mio destino.
E Lennon?
Beh, Lennon… Lennon è tutto. Da Lennon ho preso l'atteggiamento nei confronti della musica e, forse, della vita stessa.
Comunichi anche tu su Facebook.
Non mi dispiace.
L'ultimo messaggio?
Questo: volevo ringraziare tutti di cuore per gli auguri. Grazie. Ci vediamo a Monza. Ricambierò con un grande spettacolo. Rock on!

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