sabato 22 maggio 2010

"Non dobbiamo dimenticare che la Lombardia è la regione con il più alto numero di abitanti che praticano abitualmente sport"

Buongiorno assessore, iniziamo dal fatto del giorno: gli Stati generali, l'incontro di ieri al Museo di via San Vittore fra tutti i membri della maggioranza… Uno dei temi caldi è stato l'Ecopass. Qual è la posizione dell'assessore regionale Rizzi?
Personalmente, ritengo che la soluzione migliore sia pedonalizzare il centro storico, piuttosto che gravare sui cittadini con una tassa, come è, di fatto l'Ecopass. Una grande isola pedonale che comprenda tutto il centro storico, inoltre, potrebbe venire valorizzata con piste ciclabili e corse, contribuendo così a creare occasioni per fare sport. Sarebbe sicuramente più "vivibile", anche dalle famiglie, e ridurrebbe la presenza di smog e polveri sottili che grava sul centro storico. Chi non ricorda la spessa coltre di smog che ricopriva il Duomo, simbolo della città, prima della pulizia che l'ha restituito ai milanesi nel suo splendore?
E per quanto riguarda il Pgt, altro tema scottante?
È normale che, in una città come Milano, vi siano forze imprenditoriali che, per soddisfare una crescente richiesta alloggiativa, sostengano la necessità di modificare il Pgt. Si tratta di trovare il giusto equilibrio tra l'esigenza dei costruttori, e la salvaguardia della fisionomia della città, senza stravolgerne l'impianto, e aumentando, possibilmente, le aree verdi, dove sarebbe possibile istallare attrezzi per percorsi sportivi. È fondamentale tenere sempre presente che l'interesse primario deve essere la salvaguardia del territorio.
Il segretario del Pd Roberto Cornelli ha però detto che l'incontro dimostra 'il fallimento della giunta Moratti'…
Cornelli potrà candidarsi sindaco l'anno prossimo: vedremo se i cittadini esprimeranno apprezzamento per il lavoro svolto dal sindaco Moratti, anche con il supporto della Lega, come io auspico e credo. Il progetto per rilanciare Milano - che nel 2015 ospiterà l'Expo - sta iniziando a prendere forma, e i milanesi se ne stanno accorgendo. Come tutti i progetti ambiziosi, ha bisogno di tempo per venire realizzato ed essere compreso. I milanesi sono intelligenti, e sapranno riconoscere al sindaco ed alla maggioranza che la sostiene il merito di aver rilanciato il capoluogo lombardo. Il dibattito interno alla maggioranza sull'Ecopass testimonia proprio lo spirito con il quale si discute sulle opzioni migliori per i cittadini, dimostrando capacità di fare autocritica in modo costruttivo per il bene della città.
Veniamo al suo lavoro. Innanzitutto, come vive il nuovo incarico politico di assessore allo sport per la Regione Lombardia?
Vivo il mio nuovo incarico esattamente come tutto il mio percorso politico negli ultimi 20 anni, a servizio dei cittadini lombardi. Rispetto ai precedenti 5 anni da Consigliere regionale, l'unica novità è che adesso posso contare su un mio staff qualificato per realizzare le politiche di promozione dello sport che ho in mente.
Cosa ne pensa del fatto di essere l'unica donna presente nella giunta Formigoni?
Penso che sia un vantaggio, visto che, alla prima seduta di Giunta, il presidente Formigoni mi ha dato il benvenuto con uno stupendo mazzo di rose bianche... In realtà ritengo che le donne debbano avere le stesse opportunità degli uomini di accedere alle cariche elettive, dopodiché essere elette è un altro discorso. Per quanto riguarda gli esecutivi (come la Giunta regionale), era auspicabile una maggior presenza di donne; la Lega, da parte sua, con la sottoscritta ha espresso un quinto di donne, rispetto agli assessori indicati dal movimento (che sono 5, oltre a un sottosegretario). Per quanto riguarda la Lega, pertanto, non si può certo parlare di "maschilismo politico", come qualcuno va erroneamente dicendo da tempo. Diverso il discorso per i partner della maggioranza, che hanno indicato solo uomini: si tratta di una scelta autonoma, che avrei preferito avesse tenuto in maggior considerazione il fattore rosa.
Quali saranno le sue prime mosse in campo regionale?
Ho appena completato la squadra di collaboratori che mi affiancheranno nella gestione e nello sviluppo dello sport lombardo nel prossimo quinquiennio, e abbiamo alcuni progetti interessanti sui quali stiamo già lavorando, ma è ancora presto per parlarne. Il lavoro che ci aspetta è imponente, e richiede dedizione ed impegno, e preferisco concentrarmi sulla realizzazione degli obiettivi. Riscontro la mancanza di un coordinamento a livello regionale, di una consulta che coordini ed indichi le priorità coinvolgendo tutte le realtà provinciali. Nei prossimi mesi, comunque, metteremo a punto i primi progetti, ed allora li comunicheremo ai nostri corregionali. Per ora preferisco lavorare per lo sport lombardo.
Si è già occupata di sport a Brescia, sua città di origine?
Certamente. A parte il tifo per la squadra di calcio e di basket della città, seguo anche altri sport e, negli ultimi anni, ho potuto apprezzare in particolar modo alcune iniziative che non riscuotono l'attenzione dovuta da parte dei media e dell'opinione pubblica, e che non beneficiano adeguatamente di supporto economico. Poi, vorrei ricordare la Millemiglia, alla quale sono particolarmente legata.
Vorrebbe, in ogni caso, che parte dei soldi del Coni rimanessero in Lombardia…
Il federalismo, che diventerà finalmente realtà entro pochi anni, lega proprio la distribuzione delle risorse al territorio. Il Coni, che è un ente di natura "federativa" per definizione, deve adeguarsi al mutato contesto legislativo e politico, che rispecchia la volontà dei cittadini-sportivi. Ciò significa anche sostenere economicamente discipline sportive legate ad un territorio particolare, anche se limitate allo stesso per motivi climatici o geografici. Non dobbiamo dimenticare che la Lombardia è la regione con il più alto numero di abitanti che praticano attivamente sport; per questo vogliamo che le risorse vengano impiegate sul territorio che le genera per incentivare i giovani all'attività sportiva, anche sotto il profilo della prevenzione sanitaria e del disagio sociale. Stesso discorso per la "terza età": una sana e regolare attività sportiva riduce il rischio di malattie cardiovascolari, prolunga la qualità e la durata della vita. Risorse da impiegare, naturalmente, anche per sostenere la necessità di uno sport "pulito", senza uso di sostanze proibite.
In che modo intende portare il federalismo anche nello sport?
Innanzitutto tramite una diversa distribuzione dei contributi legata al territorio ed alle discipline che insistono particolarmente sullo stesso. Poi, è necessaria un'operazione di razionalizzazione delle risorse e delle articolazioni territoriali. Infine, occorre evitare inutili duplicati, ipotizzando di localizzare territorialmente centri e funzioni. Per sua natura, lo sport è già "federale", anche se al livello delle discipline più popolari, come il calcio, i tornei di massima divisione risentono proprio della mancanza di territorialità, riscontrabile nell'esecrabile pratica della cessione del titolo sportivo ad altra società: un'usanza da abolire.
Rizzi è una militante leghista dal 1990. Come è cambiata la Lega dopo vent'anni di storia?
La Lega non è cambiata, tant'è che gli elettori hanno premiato, ancora una volta, la coerenza di Umberto Bossi anche alle ultime elezioni regionali. La Lega è un movimento nato per il popolo, e costituito dal popolo, che ha in mente solo il miglioramento delle condizioni di vita della nostra gente. L'unica differenza è, appunto, la consapevolezza della nostra forza, che deriva del consenso attribuito dagli elettori. Per questo oggi siamo al governo del Paese e di molte regioni del Nord.
Cosa ne pensa dell'ultimo scontro Berlusconi-Fini?
Penso che sia una questione tra Berlusconi e Fini. Io preferisco pensare ai lombardi.
L'angolo più bello di Milano?
Via Bellerio. Magari non è il più bello sotto il profilo architettonico, ma per me, e per molti altri, ha una grande valenza simbolica.
E il più bello della Valcamonica?
Darfo Boario Terme, ovviamente.
L'ultimo libro che ha letto…
Ultimamente ho riletto "Il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia, una fotografia ruvida, ma - purtroppo - ancora estremamente attuale, della situazione di disagio del popolo siciliano. Il romanzo è anche una metafora della differenza di mentalità tra i siciliani e i "continentali", rappresentati dal capitano dei Carabinieri Bellodi. Alla fine, nonostante tutto, il capitano, che è di Parma, decide di tornare in Sicilia, perchè crede nella possibilità di riscatto di quella terra magnifica. Credo che i popoli abbiano sempre la forza ed il diritto a decidere del loro destino, se lo vogliono, e i siciliani possono liberarsi della piaga della mafia, che, nei primi due anni di governo di centrodestra, ha subìto dei colpi durissimi ad opera dello Stato, grazie all'impegno del ministro dell'Interno Roberto Maroni.

mercoledì 19 maggio 2010

"Oggi prevalgono gli interessi della 'ndrangheta"

Sono passati 18 anni dall'assassinio di Paolo Borsellino e ancora non si sa nulla di chi azionò il telecomando della strage… Perché ancora tanti misteri avvolgono l'uccisione del magistrato della mafia?
Perché nel 1992 le indagini furono fuorviate dall’invenzione del testimone oculare Scarantino, il quale soltanto nei mesi addietro ha rivelato di essersi inventato tutto. Gli inquirenti sbagliarono per incapacità professionale o per conto terzi?
Anche Spatuzza ammette di non sapere chi ha eseguito materialmente la strage…
E questo la dice lunga sull’accuratezza della preparazione.
Lei ha già realizzato molti altri volumi che parlano del possibile intreccio fra politica e mafia. Cosa l'ha spinta, in particolare, a occuparsi di Paolo Borsellino?
La sensazione che fin qui ci avessero raccontato una verità ufficiale che faceva acqua da ogni parte.
In realtà i primi rapporti fra mafia e politica risalgono alla fine dell'Ottocento…
E continuano tranquillamente…
Dove si trovava Alfio Caruso il 19 luglio del '92 e come reagì al nuovo attentato, di poco successivo a quello costato la vita a Giovanni Falcone?
Ero alla mia scrivania di vicedirettore della ‘Gazzetta dello Sport’. Le reazioni le ho raccontate in ‘Da Cosa nasce Cosa’.
Nel suo libro si comincia a parlare di Milano-mafia introducendo l'argomento Graviano. I due Graviano sono infatti i più decisi a intraprendere l'assassinio di Borsellino e hanno anche dei rapporti stretti con l'imprenditoria nazionale che prende quota propria dal capoluogo lombardo. Come andò la vicenda del gennaio '94 quando i due vennero ammanettati da Gigi il Cacciatore?
Nessuno degli altri ospiti del ristorante si accorse del fulmineo intervento delle forze dell’ordine.
Secondo un suo personale parere che fine ha fatto la fantomatica 'agenda rossa' di Borsellino?
È servita a ricattare un po’ d’insospettabili e a far compiere qualche carriera impensabile.
Dopo Falcone fu la volta di Borsellino. Il terzo giudici antimafia per eccellenza era Ayala. Non cominciò anche lui a sentirsi braccato?
Braccato lo era già da tempo, ma da due anni per sua fortuna stava in Parlamento eletto deputato con il partito repubblicano.
Arriviamo quindi a Marcello Dell'Utri, (la cui carriera spicca il volo nell'83 alla corte di Berlusconi), condannato a nove anni per associazione mafiosa. Lui parla di un complotto ai propri danni. Perché non sono verosimili le sue dichiarazioni?
Sul conto di Dell’Utri si sono accumulate tante e tali testimonianze di segno contrario da rendere verosimile la sua innocenza solo stabilendo che lui è la persona più sfortunata del geoide terrestre.
Lei nel suo libro parla spesso di 'Entità Esterna'. Come possiamo definirla in parole semplici?
Una congrega d’insospettabili altolocati.
"Milano ordina uccidete Borsellino" è fin troppo esplicito. L'assassinio di Falcone è voluto da Cosa Nostra e appoggiato dall'Entità Esterna; quello di Borsellino è ordito, invece, dall'Entità Esterna e appoggiato dalla mafia. Sono parole che mettono i brividi…
Purtroppo l’Italia è questa.
Chi è Gaetano Fidanzati?
Uno dei più importanti boss mafiosi tra il 1960 e il 2000.
I mafiosi approdano in Lombardia negli anni Sessanta e da lì non si sono più mossi. Oggi si può realmente parlare di 'capitale economica della mafia'?
Oggi prevalgono gli interessi della ‘ndrangheta.
È vero che Berlusconi assunse Mangano per tenere a bada i mafiosi che lo volevano rapire?
Se è falso, finora non sono riusciti a dimostrarlo.
"… là dove agisce il Grande Capitale, là dove ripuliscono tutti i solidi, là dove ogni patrimonio può essere investito e moltiplicato. In una parola, Milano. Una Milano che ancora alla fine del 2009 accoglieva e proteggeva boss del calibro di Fidanzati, di Martello, di Matranga". Da Milano, quindi, viene emessa la condanna a morte di Borsellino… Qual è la molla che fa scattare l'operazione mafiosa? Si parla dell'intervista rilasciata dal magistrato siciliano a due giornalisti transalpini…
Come spiega l’ignorata sentenza d’appello del ‘Borsellino bis’ (2002), il magistrato palermitano era intenzionatissimo a estendere le indagini su Milano e sul grande capitale.
Ci avviciniamo a Expo 2015 e molti temono le infiltrazioni mafiose. Come crede sia realmente possibile tenere a bada il fenomeno?
Basterebbe volerlo.

martedì 11 maggio 2010

"La vergine Maria vuole solo dirci che è vicina e che prega per noi"

Un milanesissimo luogo di culto, al centro di un fatto inspiegabile… Il riferimento è alla chiesa di San Nicola, in via san Gregorio, dove, una settimana fa, l'immagine di una madonna (e di un bambin Gesù) avrebbe lacrimato. Presso l'antico edificio - ciò che rimane del vecchio Lazzaretto decantato anche nei Promessi Sposi - si ritrova la comunità ortodossa della città. Provengo dalla redazione di Newton, vicino a san Babila. La chiesa è riconoscibilissima dall'esterno, essendo l'unica struttura in mattoni della zona. Varco la soglia del luogo sacro e vengo inondato da un profumo accattivante, dolciastro, di natura floreale. Scorgo, infatti, un sacerdote che sta sistemando delle calle. Su una panca è accomodato un signore con la barba bianca: pare assorto nella meditazione. Avanzo per la mia strada, mi sembra di essere Dylan Dog. Percorro pochi metri e giungo a una cappelletta addobbata di icone russe raffiguranti madonne e crocifissi. Cerco di capire quale sia la vergine Maria che ha lacrimato ma è davvero difficile selezionarne una in mezzo a tanti volti beati. Mi giro e noto un gruppetto di donne, caratterizzate da tipiche acconciature orientali, che si inoltrano in una stanzetta pomposamente decorata. Le seguo. È lì che si nasconde la madonna che sto cercando. Faccio appena in tempo a scattare una fotografia che vengo affiancato da una figura religiosa, ben lieta di risolvere ogni mio dubbio. Con il prete ci sono anche dei fedeli, che lo circondano con aria mesta.
"Buongiorno padre".
"Buongiorno".
"Con chi ho il piacere di parlare?".
"Con un umile servitore di Dio. Sono monsignor Abbondio".
"Mi può indicare la madonna che ha lacrimato?".
"È quella là in fondo sulla destra. È un'icona molto bella, di quarant'anni fa, protetta da una specie di teca e circondata dai fiori.
"Quando sarebbe avvenuta la lacrimazione?".
"Domenica scorsa".
"Solo domenica?".
"Il fenomeno è proseguito anche lunedì, per mezza giornata".
"E ora?".
"La madonna ha smesso di lacrimare, ma è rimasto il suo profumo".
In effetti, come dicevo all'inizio, si percepisce un profumo molto intenso che invade ogni angolo del luogo sacro.
"Come spiega questo fenomeno?".
"È la dimostrazione dell'esistenza di Dio. Qualcosa di analogo succede anche per ciò che riguarda la venerazione di Padre Pio e della madonna di Lourdes. In entrambi i casi, infatti, si riscontrano profumi particolarmente intensi…".
"In quanti hanno assistito al presunto miracolo?".
"Una cinquantina di persone".
Si fa avanti una signora che dice di essersi da poco convertita alla religione cristiano ortodossa. Afferma di aver sognato la madonna pochi giorni prima dell'inizio della lacrimazione.
"L'ho sognata per tre notti di fila. Ero preparata all'evento".
Di fianco all'icona ce n'è un'altra con i chiari segni di una lacrimazione in atto. Domando chiarimenti a monsignor Abbondio:
"Quella è la fotocopia di un'icona ucraina che ha lacrimato anni fa".
"Qual è il messaggio della madonna?".
"La vergine Maria vuole solo dirci che è vicina e che prega per noi".
"In realtà avrebbe già lacrimato anche la madonna della chiesa di san Michele…".
"È successo due anni fa, ma ho preferito non diffondere la notizia. Ora, però, che l'hanno vista piangere decine di persone, è davvero impossibile tenere nascosta la cosa".
"Perché tenerla nascosta?".
"Non m'interessa la pubblicità. Sono contro la strumentalizzazione dei miracoli e all'esaltazione della fede, benché fatti del genere siano già noti sia per i cattolici che per gli ortodossi".
Una signora sulla cinquantina si avvicina a monsignor Abbondio e gli sussurra qualcosa in una lingua per me incomprensibile. Gli bacia la mano, prima di andarsene col capo chino per la sua strada. È arrivato anche per me il momento di levare il disturbo.
"La ringrazio per la sua disponibilità monsignor Abbondio…".
"Grazie a voi, arrivederci".
Fuori dalla chiesa provo a respirare profondamente, ricercando gli effluvi percepiti all'interno del luogo sacro. Ma non colgo altro che l'odore acre dello smog cittadino. Il buon ritorno alla realtà.

"Un nome su tutti? Zetazeroalfa"

In occasione del 25 aprile abbiamo sentito un'importante esponente della sinistra locale, che ci ha raccontato, dal suo punto di vista, il significato che ha e dovrebbe avere per gli italiani la festa di Liberazione. Marco Arioli, responsabile lombardo di Casa Pound, cosa ne pensa di questa celebrazione?
Penso che sia arrivato il momento di approfittare di questa celebrazione per rispettare la verità storica su quanto accadde in quegli anni. Con massima serenità, per esempio, si potrebbe puntare a raccontarlo senza veti ideologici. Altrimenti resterà la festa per alcuni e non per tutti.
A Milano Casa Pound sta diventando una realtà sempre più importante. Quali saranno i prossimi appuntamenti organizzati in città da CPI?
Ci apprestiamo a vivere con tutte le realtà giovanili d’area una settimana intensa di appuntamenti per ricordare la memoria di Sergio Ramelli. Lo studente milanese ucciso il 29 aprile del 1975 a Milano da un gruppo di studenti di medicina legati ad Avanguardia operaia.
Cosa deve fare un giovane interessato a entrare a far parte del vostro movimento?
Dimostrare di avere le idee chiare sulla situazione politica italiana e tanta voglia di fare per cambiare lo status quo.
Casa Pound non si definisce un partito, ma raccoglie simpatizzanti di varie fedi politiche. Quali sono i partiti che - direttamente o indirettamente - appoggiano CPI?
Nessun partito appoggia direttamente o indirettamente la nostra azione politica.
Come mai l'idea di appoggiare Massimo Buscemi alle ultime elezioni?
Crediamo che Massimo Buscemi possa comprendere e portare avanti i nostri progetti. Scegliamo un esponente politico di volta in volta, in base al programma che espone.
Contenti del risultato delle urne?
Ci interessa relativamente.
Uno dei problemi più grossi che si trova ad affrontare Milano negli ultimi tempi riguarda il flusso di immigrati e il continuo proliferare di campi rom abusivi. In che modo Casa Pound interverrebbe?
Pensiamo che sia giusto mettere in campo tutti gli strumenti necessari per regolare il flusso degli immigrati. Crediamo che non sia dignitoso relegarli in campi che finirebbero per ghettizzarli rispetto al resto del tessuto cittadino. Sarebbe preferibile aiutarli a restare a casa loro.
Le vostre iniziative non riguardano solo la politica ma anche attività come teatro, giornalismo, sport. Uno dei mezzi di comunicazione più forti per i più giovani rimane comunque la musica. Quali sono i gruppi pop-rock maggiormente ascoltati dai frequentatori di Casa Pound?
Scusa, ma non riconosciamo il termine pop-rock. Ci sono molti gruppi musicali che fanno riferimento a Casapound, i generi sono vari dalla musica hardcore al rock'n roll passando per la tecno. Un nome su tutti? Zetazeroalfa.
Qualcosa si può ascoltare anche sul vostro sito…
Certamente. Abbiamo una web radio (www.radiobandieranera.org) che trasmette tutti i tipi di musica, anche quella "non conforme".
Parliamo di mutuo sociale…
Sul nostro sito (www.casapounditalia.org) tutte le informazioni…
Su Facebook c'è un gruppo che inneggia alla chiusura di Casa Pound. Come reagite a queste provocazioni?
Ridiamo….
Cos'è la cinghiamattanza?
Un modo tutto nostro per divertirci durante i concerti. Una metafora.
Qual è l'angolo milanese preferito da Marco Arioli?
La Milano che ci ricorda da dove veniamo.

venerdì 30 aprile 2010

"Il dato preoccupante è l'avanzamento di un pensiero razzista e xenofobo"

Con che spirito ci avviciniamo a questo 25 aprile?
La festa della liberazione è da sempre un momento di grande partecipazione civile e di attualizzazione dei principi sanciti dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Oggi viviamo questo appuntamento con grande speranza ma allo stesso tempo con viva preoccupazione per i tentativi in atto di smantellare l’ordinamento istituzionale e materiale del nostro paese. Continuare a far finta che la crisi non esista, abbandonando migliaia di lavoratori al loro destino, alimentando allo stesso tempo un clima razzista, xenofobo e di guerra tra poveri, significa colpire al cuore il senso profondo del 25 aprile e stravolgere il significato della Costituzione.
Secondo Repubblica di ieri la destra milanese ha già organizzato degli appuntamenti per manifestare contro il 65esimo anniversario della Liberazione…Questo è il secondo motivo di preoccupazione che richiede una reazione unanime delle istituzioni e di tutte le forze democratiche e civili presenti ancora nel nostro Paese. Una forte reazione che ci aspettiamo in particolare a Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza. Siamo di fronte ad un’operazione di vera e propria provocazione, che però contiene un tentativo di riscrivere la storia del nostro paese per smantellare diritti e principi riconosciuti e difendere interessi di parte. Non consentiremo che venga gettato del fango sulla festa della Liberazione.
Cosa ne pensano prefetto e questore?
Circa una settimana fa abbiamo contattato prefetto e questore per chiedere un incontro proprio sulle iniziative organizzate dai gruppi di estrema destra, anche in vista della presenza del Presidente della Repubblica in città. Ad oggi non abbiamo ancora ottenuto alcuna risposta.
Cosa ne pensa della messa a suffragio del Duce?
Operazione da nostalgici che però rischia di nascondere il pericolo più grande: la riorganizzazione e il ricompattamento di gruppi di estrema destra per infangare la memoria della Resistenza.
Nota un sopravanzo sociale delle destre italiane?
Le ultime regionali mostrano una destra maggioritaria, quantomeno elettoralmente. Il dato preoccupante è l’avanzamento di un pensiero razzista e xenofobo, che individua nel diverso e nel più debole un pericolo sociale e la causa di tutti i mali. Questo non fa altro che alimentare una vera e propria guerra tra poveri, non consentendo di individuare le vere cause del malessere sociale in cui vivono larghe fette di popolazione. Perdi il lavoro? Colpa dei cinesi. La scuola va a pezzi? Colpa dei troppi stranieri.
Chi - fra le autorità politiche - festeggerà il 25 aprile? A quanto pare non ci sarà Formigoni…
Sicuramente ci sarà Giorgio Napolitano. La sua presenza a Milano in questi giorni diventa un fatto di notevole valore simbolico. Per quanto riguarda gli attuali massimi rappresentanti di Comune, Provincia e Regione, non credo abbiano mai festeggiato il 25 aprile, ad eccezione di una presenza puramente elettoralistica al corteo milanese del 2006 di Letizia Moratti…
Pizzinato dice che gli inviti sono stati rivolti a tutti…
Come è giusto che sia. Le istituzioni democratiche di questo paese sono figlie di quel 25 aprile 1945 e della Costituzione. Chi è chiamato a rappresentarle non può arrogarsi il diritto di stravolgerne il significato.
Sarà dunque Napolitano alla Scala a inaugurare il 25 aprile… In generale, cosa le piace e cosa no delle mosse del presidente della Repubblica?
Apprezzo la chiarezza nel riaffermare alcuni principi fondamentali, come nel caso del respingimento della legge di riforma dell’articolo 18. Penso però che anche in altre circostanze avrebbe dovuto dimostrare la stessa fermezza.
Perché la sinistra ha fallito alle ultime elezioni?
Prima di tutto perché divisa e quindi non è più percepita come utile per la difesa degli interessi dei lavoratori e dei ceti più deboli. Però ci sono anche elementi oggettivi, come il bipolarismo che mette fuori gioco, sia economicamente che mediaticamente, le forze esterne ai due schieramenti maggiori.
Al di là del 25 aprile, quale crede siano i problemi più importanti da risolvere per una città come Milano?
Prima di tutto ci sono i problemi del lavoro, della casa e della mobilità. Poi c’è un grande tema che richiede un intervento urgente anche in vista dell’Expo: la lotta alla criminalità organizzata che si è insinuata nel tessuto economico e politico del capoluogo.
Ci dice l'angolo milanese che preferisce?
La chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, in corso Magenta.

giovedì 22 aprile 2010

"Due si incontrano per la prima volta e se si piacciono e hanno il coraggio e la voglia di baciarsi davanti a un barista..."

Ciao Andrea, partiamo dalla vittoria del centro-destra alle ultime regionali…
Non è una bella situazione. La vittoria del centro-destra conferma il clima surreale degli ultimi tempi. Mancano vere prospettive politiche e di governo.
Scandalizzato dal decreto salva-liste?
Non sono un giurista per poter dare un significato legale al problema, tuttavia credo che la mossa del presidente della Repubblica sia biasimabile. È stata una scelta sbagliata. Non si può continuare a spostare di qui e di là l'asticella che separa il lecito dall'illecito.
Dal Popolo delle Libertà si dice che la sostanza deve prevalere sulla forma…
È un pessimo slogan. Personalmente odio gli slogan. In questo caso sembra sottintendere che ogni infrazione commessa è sempre e comunque giustificabile.
Cambierebbe qualcosa per il Magnolia se al governo ci fosse un'amministrazione di sinistra?
Posso dirti che quando il centro-sinistra era a capo della Provincia abbiamo collaborato con Palazzo Isimbardi con successo. Però ci sono anche stati dei momenti in cui ci siamo capiti a fatica. Secondo me a livello locale contano molto di più le persone dei partiti. Partendo dal presupposto che di gente brava e in gamba, si spera, ce ne possa essere davvero, in tutti gli schieramenti. Certo io alle ultime regionali ho sperato nella vittoria del centro-sinistra.
Un commento all'ascesa della Lega…
È perché gli elettori votano con la pancia.
Come dovrebbero votare?
Beh, col cervello.
Allora c'è molta più gente che vota con la pancia…
La gente non ha più voglia di informarsi adeguatamente. Non legge più i giornali, non legge più gli editoriali, si lascia strumentalizzare dagli slogan, dalle frasi a effetto. La politica deve essere studiata e capita, non si può banalizzare il tutto per avere un voto in più.
Quindi non è giusto paragonare i padani agli indiani d'America…
La provocazione ci può anche stare, ma deve essere fatta con cognizione.
Recentemente hai avuto uno scambio di battute con un articolista del Giornale che accusava i centri culturali di non pagare le tasse. Cosa c'è di vero in questa tesi?
Nulla. È una storia che risale a un paio d'anni fa. L'articolista in questione ha trascorso una serata al Magnolia e poi ha steso un pezzo pieno di inesattezze. Non è stata una reale inchiesta ma solo un attacco strumentale riuscito male. Noi non abbiamo nulla da rimproverarci. Paghiamo regolarmente le tasse e in più offriamo esperienze nel sociale e proponiamo attività ricreative spendendo poco.
Spendere poco per poter spendere tutti è un vostro slogan…
Ironizziamo con gli slogan per stare al passo coi tempi!
Come sta andando il progetto casa-famiglia a Segrate?
Molto bene. Fra poco riceveremo una relazione sull'andamento dell'attività.
Quanto avete devoluto?
Cinquemila euro.
Una bella cifra…
Ogni anno ci poniamo come obiettivo quello di contribuire a un progetto sociale, ambientale…Quest'anno?
Abbiamo sovvenzionato un progetto per dare assistenza ai bambini autistici.
Dove?
Sempre a Segrate.
Futuro?
Stiamo già lavorando con diverse università milanesi: Bicocca, Politecnico, Bocconi. Abbiamo chiesto loro dei progetti per poter contribuire alla salvaguardia dell'ambiente.
In realtà, in questo senso, avete già fatto qualcosa…
Beh, sì, allestendo dei pannelli fotovoltaici per ottenere energia senza inquinare.
E la squadra di calcio di clown?
È l'iniziativa di un nostro barista. Noi facciamo semplicemente da sponsor.
Veniamo al Magnolia. In che anno nasce il locale?
Nasce nel 2005. Siamo in quindici e vogliamo dar vita a una struttura che possa coinvolgere un po’ tutti, con proposte di ogni genere, musicali, ricreative, e sociali. Presentiamo il progetto alla Provincia che lo accetta con entusiasmo. Siamo partiti con cinque date estive e un budget risicato. Siamo andati avanti per un anno e mezzo con molte attività, dai concerti alle serate di ballo liscio per gli anziani. Oggi possiamo dire di essere divenuti una bella e convincente realtà. Paghiamo l'affitto, e non siamo sovvenzionati da nessuno.
Un cammino duro?
Durissimo, ma assai ricco di soddisfazioni.
Quanti spettacoli proponete in media ogni anno?
Difficile dirlo con certezza. In media proponiamo 250-300 concerti l'anno. Tieni presente che a volte in una sola sera suonano più artisti.
Quali sono gli eventi più seguiti?
Direi Magnolia Parade a settembre, una tre giorni di musica che desta sempre grande successo. E il Miami, evento musicale con la direzione artistica di Rockit.
L'estate scorsa c'è stata anche una serata interamente dedicata agli artisti de La Tempesta…
La Tempesta è un'etichetta di Pordenone che sponsorizza delle realtà musicali molto valide. Per quanto riguarda la serata che citi, abbiamo avuto in contemporanea Le Luci della Centrale Elettrica, Moltheni, Zen Circus e molti altri.
Proposte analoghe?
C'è stata una serata, venuta altrettanto bene, la Notte dei Forestieri con in cartellone artisti come Il Genio, The Records e molti altri artisti dell'etichetta 'Circolo dei forestieri" di Marco Obertini.
Poi ci sono i corsi…
Anche questo è un settore che ci sta molto a cuore e che ha come finalità quella di preparare i giovani a professioni lavorative particolari, come l'organizzatore di eventi, il fonico, il grafico, l'illuminotecnico.
Quanto dura un corso?
In media proponiamo dieci lezioni, a prezzi assai contenuti.
Quali sono i rapporti con gli altri gruppi Arci?
Molto buoni. In particolare lavoriamo strettamente con il comitato di Milano. Recentemente abbiamo dato vita all'iniziativa "Milano non ti riconosco più, ma ti voglio ancora bene", con La Casa 139, l'Arci Bellezza, e l'Arci Biko (ex Matatu).
Numero di soci?
Siamo a quota 30mila.
Dipendenti con contratto fisso?
17 più 12 contratti stagionali per il periodo estivo.
Chi è che organizza le date live?
Siamo in tanti. Ci sono 6 persone in particolare che selezionano le diverse opportunità live, in base al tipo di serata che si intende proporre.
Cosa deve fare un gruppo per poter esibirsi al Magnolia?
Deve spedire all'indirizzo del locale un demo o un cd, citando la serata dove intende suonare. Così facilita il lavoro dei nostri tecnici, e inoltre ha più chance di esibirsi.
L'identikit del frequentatore del Magnolia?
Difficile dirlo. Dipende dalla serata. Nel weekend abbiamo soprattutto giovani di età compresa fra i 20 e i 35 anni. Quando ci sono serate con gruppi 'storici' è facile trovare anche numerosi cinquantenni. Poi abbiamo gli anziani ai quali dedichiamo le serate di liscio.
Un colpo grosso del Magnolia?
Abbiamo ospitato The Gossip e Battles quando ancora non erano esplosi a livello internazionale. Una bella soddisfazione.
E il tuo ricordo personale più bello?
La sera in cui ho giocato a calcetto con Nick Olivieri, musicista e cantante statunitense noto per aver fatto parte dei gruppi Kyuss e Queens of the Stone Age, oltre ad aver fondato i Mondo Generator.
Noto anche per esibirsi spesso completamente nudo…
Infatti.
Come funziona il "Limone Party"?
È una serata che programmiamo una volta all'anno circa. Due si incontrano per la prima volta e se si piacciono e hanno il coraggio e la voglia di baciarsi davanti a un barista, ottengono il premio di un free drink.
Per concludere possiamo anticipare ai nostri lettori gli appuntamenti imminenti più interessanti del Magnolia?
Ci tengo a sottolineare la serata del 29 aprile. Molti gruppi del nostro underground si esibiranno cantando solo ed esclusivamente le canzoni di Michael Jackson. Ci saranno molti ospiti fra cui Calibro 35, Lombroso, Figli di Madre Ignota, Selton…

mercoledì 14 aprile 2010

"Una brutta fazenda, ovvero Beruscao il penultimo mandingo"

Enrico Beruschi, leggenda dello spettacolo milanese e nazionale. Dopo Pimpinone presso la palazzina Liberty oggi cosa sta preparando di bello?
Sto preparando degli spettacoli teatrali e di lirica. C'è in programma anche una nuova apparizione televisiva, ma per scaramanzia preferisco non parlarne.
Beruschi cantante?
Ebbene sì. Non lo sanno in molti, ma da tempo mi occupo anche di musica lirica.
Vuole segnalarci la data di qualche show?
Il 12 maggio porterò il mio spettacolo di lirica alla Statale di Milano. Il 22 maggio, invece, a Vigevano, mi esibirò per le scuole in uno spettacolo su Leonardo Da Vinci.
Nel tempo libero, invece, a cosa si dedica?
Beh, faccio il nonno.
Una bella soddisfazione. Che nonno è Enrico Beruschi?
Sono un apprendista. Ma la mia nipotina dice che sono il nonno più bravo del mondo.
Beruschi in realtà nasce ragioniere… Come è arrivato a occuparsi di cabaret?
Ero vicedirettore commerciale della Galbusera. Una sera, al mitico Derby, incontrai Walter Valdi. Mi chiese se era vero che facevo ridere, perché così si diceva in giro. Io gli risposi affermativamente e la sera dopo mi fece debuttare con qualche barzelletta.
Come andò?
Alla grande. La gente moriva dal ridere. Ricordo un cameriere che non si reggeva in piedi dalle risate e si aggrappava a una colonna portante del locale per non finire a terra.
Poi?
Poi presi a recitare sempre più spesso. Di giorno lavoravo come ragioniere e di notte come cabarettista. Ne uscivo distrutto ma contento. Alla fine, però, dovetti decidere. O l'una o l'altra professione.
Così cominciò la sua carriera da professionista…
Esattamente. Finii in cartellone con Cochi e Renato, leggendarie figure del Derby. Aprivo io loro spettacoli.
In seguito arriva la tv…
Nel 1974 faccio una minuscola apparizione in una trasmissione per bambini. Roba da poco. Siamo sei clown condensati in uno spazio di venti secondi. Ma poi arrivano le belle esperienze di Non Stop e Drive In. Siamo nel 1977. Non Stop è un varietà televisivo trasmesso dalla RAI fra il 1977 e il 1979 il giovedì sera in prima serata. Fu Pippo Baudo ad avere l'idea di proporre giovani cabarettisti.
Chi c'era d'altri?
Eravamo uno squadrone. C'erano Massimo Troisi, Carlo Verdone, Lello Arena, I Gatti di Vicolo Miracoli, Zuzzurro e Gaspare…
Quindi fu la volta del Drive-In…
Andò in onda su Italia 1 la domenica sera dal 1983 al 1988. Io partecipai i primi tre anni.
Chi fu l'ideatore…
Beh, Antonio Ricci…
Qui compaiono altri colleghi?
Giorgio Faletti, Teo Teocoli, Guido Nicheli, Massimo Boldi, Carmen Russo…
Lei cosa faceva?
Presentavo una parodia intitolata "Una brutta fazenda, ovvero Beruscao il penultimo mandingo". Facevo il verso alle telenovela che andavano tanto di modo a metà anni Ottanta. Poi presentai anche "Il Doctor Beruscus".
Come ha conosciuto Silvio Berlusconi?
Ricordo che c'era Liza Minelli a Milano. Andai a teatro per assistere al concerto e mi accorsi di aver di fianco l'attuale presidente del consiglio. Mi disse: "Cosa aspetti a farti avanti?".
E lei?
Il giorno dopo l'ho ricontattato per essere ingaggiato.
Sono appena finite le regionali. Contento del risultato?
Molto contento. Non nascondo la mia posizione politica. Sono di centro-destra e quindi sono fiero del risultato ottenuto. Certo che far parte del centro-destra a volte è controproducente.
Cioè?
Se sei un artista, 'a sinistra' lavori di più.
Lei ha lavorato con altri grandi dello spettacolo da Greggio a Boldi, da De Sica a Roberto Benigni, passando per Alberto Sordi ed Edwige Fenech. Chi fra gli artisti con cui ha collaborato, le ha dato di più?
Forse Alberto Sordi. Una leggenda. Ricordo quella volta su un set cinematografico. Se ne stava in un angolino, umile e mesto. Ma con i venti passi che compì per raggiungere il luogo in cui doveva girare la prima scena, divenne un gigante inavvicinabile.
Greggio?
Dice che è merito mio se finì al Drive-In. Oggi sta facendo qualcosa di molto importante e sono felice per lui.
Beruschi viene anche ricordato per un tormentone 'storico': "E alllllloooooraaaa…".
Era un'affermazione che si usava. Io l'ho enfatizzata, con successo. Mi serviva per prendere tempo fra uno sketch e l'altro.
Per ciò che riguarda il cinema, Beruschi inizia la sua carriera nel '76 con 'Oh Serafina'. L'ultimo lungometraggio che gira, invece, è 'Montecarlo Gran Casinò' nel 1987. Qual è l'esperienza che le ha dato più soddisfazioni?
Probabilmente 'Un borghese piccolo piccolo', film di Mario Monicelli del 1977. Protagonista Alberto Sordi.
Oggi va ancora di gran moda 'La soldatessa alle grandi manovre'…
Con Edwige Fenech… Che tipo era?
Una donna meravigliosa. Una bellissima donna. Tutti m'invidiavano perché avevo girato con lei una scena sexy.
Essendo di Milanoweb ci piacerebbe sapere qualcosa della Milano degli anni Quaranta…
Era una Milano profondamente diversa da quella di oggi. Era da poco finita la guerra, che io avevo vissuto da sfollato. Quando rientrai in città rimasi colpito dalla sua luminosità. Un'immagine che non mi ha più lasciato.
Beruschi, peraltro, è un milanese doc…
Al 100%. L'unico mio avo 'forestiero' proveniva da Modena. Tutti gli altri sono di Milano. Vado molto fiero delle mie origini. Tant'è che ho anche sviluppato un lavoro su Carlo Porta.

mercoledì 7 aprile 2010

"Il sesso è una delle cose più belle della vita"

Corrado Fumagalli è l'autore e il conduttore televisivo dell'unico talkshow erotico italiano, "Sexy Bar". A che ora e su quali emittenti televisive è possibile seguire i tuoi programmi?
Su una quarantina di emittenti locali a orari differenti. In media s'inizia alle 23.30. Su Sky "Sexy Bar" va avanti fino alle 6.00 di mattina.
Viene dunque trasmesso in tutt'Italia?
Certamente. In Sardegna è il programma notturno più seguito.
In Lombardia?
È uno dei più seguiti. Sulle reti private è in cima ai dati auditel.
Come sono i rapporti con Rai e Mediaset?
Sono stato più volte ospite in Rai che a Mediaset. Di certo non sono ben visto dai due colossi televisivi.
Come mai?
Beh, do fastidio a molti programmi in seconda serata.
Una volta non era così…
Una volta la seconda e la terza serata erano decisamente meno interessanti. S'è iniziato a parlare di seconda serata con l'arrivo di programmi come il "Maurizio Costanzo Show". Per "Chiambretti Night" spendono un capitale. La mia trasmissione, di sicuro, ruba spettatori ai canali tradizionali.
Quanti italiani si sintonizzano quotidianamente con "Sexy Bar"?
Un milione circa.
Qualche amico dello star system…
I miei amici sono quelli che mi son fatto prima di dar vita a "Sexy Bar". Oggi, infatti, mantengo contatti con alcuni colleghi incontrati a inizio carriera.
Di cosa ti occupavi?
Di calcio.
Poi?
Poi mi sono stancato della diretta, di seguire tutte le domeniche le partite… Volevo qualcosa di meno ordinario.
Nel 1999, realizzando televendite per la catena di sex-shop Erotika a Milano, produci le prime serie di "Blue Night", un talkshow erotico in onda una notte alla settimana per circa 90minuti su alcune emittenti private della Lombardia. Quando e come sei arrivato a "Sexy Bar"?
C'è stata la crisi scaturita dai casi di Wanna Marchi e Sergio Baracco. "Blue Night" dopo sei mesi di successo salta, ma mi dà l'opportunità di 'mettermi in proprio' e diventare imprenditore di me stesso.
In che senso?
Da semplice conduttore mi trasformo anche in produttore dando, appunto, vita a "Sexy Bar".
Il sesso in Italia è ancora tabù?
Al 100%. L'Italia è ancora permeata dall'idea che il sesso sia qualcosa da tenere segreto, nascosto, da non rivelare. Qualcosa di misterioso, sporco e peccaminoso. Certi argomenti li trattiamo solo noi.
E spesso partono le multe…
L'ultima di 3mila euro. Per un dialogo giudicato un po’ troppo spinto.
Di cosa si parla a "Sexy Bar"?
Di tutto. Sesso, pornografia, trans, masturbazione…
Cos'è cambiato rispetto all'inizio della tua avventura?
Le cose sono peggiorate. C'è sempre più censura. Non si può far quello, non si può far vedere questo…
Di chi è la colpa?
Gran parte delle responsabilità le ha la chiesa che ipnotizza tutti.
Una volta c'era "Colpo Grosso"… È vero che il format fu scritto e depositato dall'attuale presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi?
Assolutamente. Berlusconi è stato un mito anche per questo. Uno avanti. Il primo che ha capito che agli italiani interessano solo due cose: il calcio e le tette.
Qualche nome del periodo…
Nadia Cassini, Carmen Russo, Lori Del Santo…
Chi segue "Sexy Bar"?
Un po’ tutti, compresi i gay, il 30% degli italiani.
Sono così tanti gli omosessuali?
Le statistiche dicono che siano il 20-30% degli italiani.
Nella tua trasmissione ci sono anche trans…
Ne abbiamo due fissi.
Mai incontrato il presidente del Consiglio?
Mai.
Mike Bongiorno dell'hard, Maurizio Costanzo del porno, Marzullo dell'arrapamento. Qual è il soprannome che preferisci?
Forse Maurizio Costanzo del porno. Ero un grande fan del Maurizio Costanzo Show e posso dire di aver inventato "Sexy Bar" basandomi proprio sulla proposta di Mediaset. Solo che qui il tema è uno solo: il sesso.
All'estero il sesso è vissuto con minore soggezione?
A livello televisivo dipende. In Brasile, dove vado spesso, le tv sono controllate dalla chiesa. Ma il governo è assai permissivo. Elargisce, per esempio, preservativi gratuitamente. In Germania, in Francia, e soprattutto in Spagna si è molto più disinibiti. Programmi come "Sexy Bar" vanno in onda dalle 22.30 in poi.
Parliamo d'industria pornografica. Si dice che spesso vengono girati film amatoriali con pochi spiccioli che poi hanno un successo enorme…
È vero. Anzi, ormai si può dire che i film porno vengano girati solo così, con scarsissimi budget.
Come mai?
I dvd hard non li compra più nessuno. L'80% delle case di distribuzione di dvd pornografici ha chiuso i battenti. Per forza si punta all'amatoriale.
In paesi come l'Ungheria, però, dove i costi sono minori e le attrici hard più disponibili la realtà è diversa…
Era diversa una volta. Oggi si fa fatica anche lì. Anche se esistono strutture che facilitano l'attività di imprese come questa. Per esempio il mio amico Rocco ha aperto una Cinecittà pornografica a Budapest, la Rocco Siffredi Production.
La crisi sembrerebbe dettata anche da siti hard gratuiti come "YouPorn" che ha due milioni di utenti e un consumo medio per persona di circa 45 minuti al mese…
Questo è il problema principale. I siti free hanno ammazzato l'hard. Prima ci si arrangiava con Emule, oggi ormai basta un clic per vedere tutto ciò che si vuole.
Il 30% degli utenti di "YouPorn" è rappresentato da donne. Perché in molti ancora si stupiscono di scoprire che la pornografia è sempre più spesso appannaggio del gentil sesso?
Ti dirò di più. Secondo me la percentuale è del 50%. Lo dico dalle mail che mi arrivano e dai messaggi che mi inviano. Le donne moderne sono sempre più aperte alla sessualità, a vivere il sesso come un piacere fine a se stesso. A partire dall'autoerotismo che si continua a considerare una prerogativa maschile.
Qual è il problema?
Che nessuno ne parla. A parte noi.
In tempi passati ci sono state attrici hard che hanno fatto la storia e sono diventate icone dell'immaginario collettivo. Mi riferiscono a personalità come Cicciolina e Moana Pozzi. Oggi chi sta ereditando il posto delle due regine dell'hard anni Ottanta?
Ci sono in giro tante brave professioniste ma sono davvero poche quelle che riescono a emergere. Una volta non c'era la concorrenza che c'è oggi. Trenta anni fa era tutto diverso. Oggi mi vengono in mente i nomi di Elena Grimaldi, Vittoria Risi, Sofia Gucci…
Dove recuperi le tue ragazze?
Non sono io che le richiedo. Sono i produttori che me le mandano. Pagando.
Dove giri le trasmissioni?
A Milano, presso il centro di produzione di via Gioacchino Belli, una traversa di via Padova, dove sorge la sede di Mtv.
"Empire of illusion: the end of literacy and the triumph of spectacle". È un libro scritto dal premio Pulitzer, Chris Hedges nel quale per la prima volta si parla dei traumi fisici e psicologici delle attrici hard. In particolare l'esperto dice che - quando una pornostar smette di esercitare - accusa gli stessi identici problemi che caratterizzano i reduci del Vietnam...
Io non so nulla di questo libro. Però posso dirti che conosco numerosissime pornostar che, dimessi i panni di attrici hard, stanno benissimo. Certo ogni caso andrebbe analizzato singolarmente. Io posso dire che conduco un regime di vita molto salutare - non ho mai fumato, non mi sono mai drogato, sono astemio - e così molte professioniste con cui ho lavorato e che oggi godono di ottima salute.
Qualche tempo fa abbiamo parlato di sesso con un importante rappresentante della chiesa milanese. Ci diceva che "il sesso non si può né divinizzare, né reprimere, né cancellare, ma soltanto guidare e umanizzare". Cosa ne pensa di queste parole Corrado Fumagalli?
Il sesso è una delle più belle cose della vita e va vissuto a 360 gradi. Purché riguardi adulti consenzienti, il sesso è giusto praticarlo per amore, ma anche per puro divertimento.
Sei spesso in giro per lavoro?
Vivo in Brasile tre mesi all'anno, da dicembre a marzo.
Possiamo dire anche qualcosa della tua associazione in favore dei meno abbienti…
Certe cose preferisco tenerle private.
Ultima domanda. Siccome so che sei un interista sfegatato, mi dici come finirà la stagione per i nerazzurri?
Spero tanto nel grande slam.
Cioè?
Champions, scudetto e Coppa Italia.

lunedì 29 marzo 2010

"Tra gli scrittori ricordo Hemingway, Kafka, Hesse, Twain, che avrebbe voluto vivere per sempre lì"

Quando e come le è venuta l'idea di realizzare un libro sulle gallerie di Milano?
L'idea del libro nasce da un colloquio con il direttore editoriale della casa editrice Hoepli, Marco Sbrozi, che ha creduto in questo progetto, ma naturalmente vi sono più origini. Quella più remota si trova nel punto di congiunzione tra la presenza della Galleria Vittorio Emanuele nei miei ricordi d'infanzia e la scoperta trent'anni fa dei “passages” di Parigi. Devo anche ricordare che il libro è stato in qualche modo preceduto da un video molto amatoriale dedicato alle gallerie di Milano che ho girato insieme all'amico Mauro Colella, nel 2003.
Quante sono le gallerie della città?
Io ne ho contate 41, cui andrebbero aggiunte le due gallerie demolite negli anni Trenta. Senza considerare le gallerie sotterranee come l'ex Cobianchi, la galleria del Sagrato e la Civica Galleria Sotterranea.
Qual è la più antica e a che anno risale?
La più antica attualmente è la Galleria Vittorio Emanuele II, inaugurata nel 1867, ma la prima apparsa in città fu la Galleria De Cristoforis, inaugurata nel settembre del 1832 e demolita nel 1935, che si trovava grosso modo dove oggi sorge la Galleria del Toro.
E la più recente?
Escludendo il Passaggio Turati-Manin coperto nel 2008, le più recenti sono la Galleria Ciro Fontana, tra via San Raffaele e Santa Radegonda, e la Galleria della Rinascente, tra via Agnello e Santa Radegonda. Ma sono entrambe gallerie atipiche rispetto alla tradizione milanese delle gallerie commerciali coperte.
In realtà le prime 'gallerie' sorgono in Francia, nei giardini del Palais Royal di Parigi…
Le prime gallerie europee furono le Galeries des Bois, del 1786, nate da una speculazione immobiliare di Filippo Egalité all'interno dei giardini del Palais Royal. Ma il primo con copertura completamente a vetri fu il passage Feydeau del 1798. Nell'arco di pochi anni ne furono realizzati a decine, a Parigi, a Londra e poi via via in molte altre città. La prima città in territorio italiano fu Milano, con la Galleria De Cristoforis inaugurata nel 1832.
C'è chi le accomuna ai souk e ai bazar orientali. Cosa c'è di vero in quest'affermazione?
Diciamo che si sente che c'è una relazione. Hanno quasi un'aria di famiglia. Seppure strutturati in modo diverso assolvono analoghe funzioni, e si tende a considerare determinante per le gallerie l'influsso dei racconti dei viaggiatori europei di ritorno dal mondo arabo. Al di là di questo, vi sono notevoli differenze. L'estensione, ad esempio, e la concentrazione delle attività. Il souk arabo è un dedalo di percorsi estesi a volte quanto un quartiere, e ogni ramo è dedicato a una particolare tipologia di attività, un po' come accadeva nelle nostre città medievali (si pensi alle vie Spadari, Speronari, Orefici, Armorari). Le gallerie europee ospitano al loro apparire negozi di lusso con una grande varietà merceologica. Scendendo poi nei dettagli si potrebbero notare altre differenze, non solo architettoniche.
Ci può fare il nome di qualche architetto milanese che, più degli altri, ha contribuito alla realizzazione delle gallerie?
Sono numerosi, naturalmente. Potrei dirle Andrea Pizzala perché, con la Galleria De Cristoforis del 1832, fu il primo in Italia. Nel dopoguerra, come non ricordare Luigi Mattioni che realizzò quattro gallerie, Ponti e Caccia Dominioni con tre ciascuno, Lancia con due. Ma forse il più importante è Giuseppe Mengoni da Fontanelice, che con la galleria Vittorio Emanuele II ha creato la galleria più nota al mondo e ha dato impulso alla costruzione di tutte le gallerie monumentali italiane.
Qual è la galleria preferita da Riccardo Di Vincenzo?
Escludendo la Galleria Vittorio Emanuele II? Un tempo, quando era più facilmente transitabile, le avrei detto la Galleria Meravigli perché meglio rispecchiava il mio immaginario di flâneur, oggi le direi la Galleria Mazzini, dove Salvatore Quasimodo dava appuntamento a Maria Cumani.
Cosa sappiamo del Coperto dei Figini, portico risalente al 1476, abbattuto nel 1866 per far spazio alla Galleria Vittorio Emanuele II?
Sappiamo che fu l'ultimo nato tra i sessanta coperti che vi erano nella Milano medievale. Fu ritenuto così importante che, quando nei secoli seguenti si demolirono i coperti, fu l'unico risparmiato. Nel 1866 era il solo rimasto. Delio Tessa lo preferiva alla Galleria e molti si sono chiesti se non ci fosse modo di salvarlo.
E dell'isolato del Rebecchino?
L'isolato del Rebecchino aveva un'architettura meno nobile rispetto al Coperto dei Figini. Con i suoi negozi e i suoi caffè, a volte equivoci, era l'anima popolare di piazza Duomo. Anche la sua demolizione era prevista, ma per anni ci si oppose con cavilli di ogni genere, finché nel 1875, in occasione della visita del re Vittorio Emanuele II e del kaiser Guglielmo, fu demolito in sei giorni, con un esercito di operai e un costo spropositato. Per riempire provvisoriamente lo spazio vuoto si creò una gigantesca aiuola.
È vero che per un breve periodo la più importante galleria di Milano si chiamò "Grand'Italia"?
Non che io sappia. “Grand'Italia” fu il nome di un importante caffè della Galleria. Era sorto nel 1872 come caffè Gnocchi (da non confondere con quello che si trovava nella Galleria De Cristoforis), poi dal 1888 si chiamò Gambrinus, il re tedesco della birra. Nel 1915, quando l'Italia entrò in guerra, per motivi di patriottismo divenne Grand'Italia. Si trovava là dove ora ci sono la libreria Rizzoli e lo Urban center ed era famoso perché vi suonava un'orchestrina di dame viennesi. Fu il primo caffè della Galleria illuminato elettricamente, ma con scarso successo perché la carnagione delle signore vi risultava troppo pallida.
Furono, però, 176 i progetti per la sua realizzazione?
Sì, i progetti del primo concorso, esposti a Brera, furono 176. Ma da qualche parte, se la memoria non mi inganna, ho letto che alcuni furono scartati in precedenza.
Lo illustra molto bene il quadro di Boccioni 'Rissa in Galleria' del 1910… Ci può ricordare qualche evento storico che si è consumato sotto le vetrate del più famoso 'passage' milanese?
Gli eventi sono così numerosi che per me è difficile scegliere. Posso dirle che dieci giorni dopo l'inaugurazione del 1867, ci fu la prima manifestazione politica determinata dall'arresto di Garibaldi. Consideri che le vetrine dei caffè della Galleria furono rotte 87 volte in quarant'anni. A proposito del “Rissa in Galleria”, molti tendono a immaginare che la scena raffigurata avvenga nell'Ottagono. È un errore comune. In realtà quello è l'ingresso della Galleria, sotto i portici settentrionali e l'insegna Caffè è del Campari (quello dove ora c'è l'Autogrill, non il Camparino). Ho avuto l'occasione di dimostrarlo nel mio libro sui caffè di Milano.
Ci dice qualcosa della misteriosa Galleria Volpi?
Innanzitutto cominciamo dal nome. Alla fine ho scelto di chiamarla Volpi Bassani, dal nome del committente, ma un documento tecnico degli anni Venti la chiama Volpi, mentre Ferdinando Reggiori, in un libro la chiama Galleria Visconti. Collegava la scomparsa via Visconti con via Rastrelli. Era stata progettata da Verganti e Brusconi, nel 1907. Scomparve definitivamente con i lavori di ampliamento dell'albergo Plaza in piazza Diaz. La parte di via Rastrelli divenne una sorta di atrio che conduceva all'ingresso dell'albergo. Oggi, dopo le varie ristrutturazioni, quella sorta di atrio è stato inglobato nella hall dell'albergo, con quattro colonne della vecchia galleria ancora riconoscibili.
Fra le gallerie meno note qual è quella che meriterebbe più considerazione?
Tenuto conto dei suoi trascorsi di galleria della musica e dei cinema (ve n'erano quattro), direi la Galleria del Corso, vittima di una deprecabile fase di decadenza. Meriterebbe sicuramente più attenzione.
Infine ci piacerebbe sapere quali figure storiche hanno vissuto in prima persona le gallerie della città. Mi viene in mente una novella di Verga ambientata proprio in Galleria Vittorio Emanuele…
Diciamo che la vita nelle gallerie milanesi, storicamente si concentra nella Galleria De Cristoforis e nella Vittorio Emanuele. Nella prima, che per oltre vent'anni fu ammirata come il tempio della moda e del lusso, si tenevano feste con seimila invitati, compreso l'arciduca Ranieri; vi si radunavano gli Scapigliati, vi erano numerose librerie – tra cui la Hoepli – e negozi di geodesia e di giocattoli che Alberto Vigevani ha descritto molto bene. Dopo il 1867, il “belmondo” si trasferì nella Galleria Vittorio Emanuele: dal re, presente sia alla posa della prima pietra che all'inaugurazione, a Giuseppe Verdi, da Felice Cavallotti, che sui tavolini di un caffè scrisse gli ultimi versi prima del duello fatale, a Cesare Battisti, che infuocava gli animi di Boccioni e Carrà. Tra gli scrittori ricordo Hemingway, Kafka, Hesse, Twain – che avrebbe voluto vivere per sempre lì – Savinio e Marotta, autore di un delizioso racconto intitolato “Mal di galleria”. Come è immaginabile, il censimento di tutti i grandi personaggi è impossibile, e in realtà sarei tentato di dirle che tutti i cittadini hanno vissuto in prima persona le gallerie della città, dal più celebre al più umile. Dalle prostitute di cui narrano Verga e Capuana, ai mendicanti che cercavano di trascorrervi la notte, approfittando della benevola distrazione dei guardiani, fino ai regnanti che sorseggiavano l'aperitivo in galleria.

domenica 28 marzo 2010

"Di fatto non siamo un partito ma una lista civica"

Come sta andando la campagna elettorale?
Direi molto bene. Stiamo ricevendo parecchie adesioni e siamo contenti dell'entusiasmo della gente. Anche i media ci stanno offrendo spazio.
I prossimi appuntamenti clou?
Il 24 marzo ci sarà Beppe Grillo in piazza del Duomo a Milano. Potremmo definirlo il comizio conclusivo della campagna elettorale.
Con chi è schierato il movimento 5 Stelle?
Non è schierato con nessuno. Di fatto non siamo un partito ma una lista civica. Non c'è un'azienda di comunicazione a promuovere il nostro movimento. Il tutto è frutto esclusivamente del nostro operato e dei 300 iscritti che lavorano come forsennati. Ognuno dà ciò che può.
Perché non avete dato vita a un partito a tutti gli effetti?
Perché riteniamo i partiti e le segreterie di partito, organi obsoleti, incapaci di stare al passo coi tempi e con le reali necessità dei cittadini. Inoltre siamo contro l'autoproclamazione dei candidati. Penati e Formigoni si sono autoproclamati.
Allora anche Beppe Grillo…
È diverso, innanzitutto perché Beppe Grillo non è candidato. Noi diamo modo di votare il candidato nel corso di assemblee pubbliche, rese note tramite avvisi pubblici. Il 25 novembre 2009 abbiamo, dunque, offerto a tutti la possibilità di candidarsi, presentando un curriculum e la prova di non essere iscritto ad alcun partito.
Qual è il background politico di Crimi?
Non ho un background politico, mai fatto politica nel senso usuale del termine. Se vogliamo riferirci invece al voto, a vent'anni ho votato socialista, per l'influenza avuta dai genitori. Poi ho provato a dare il mio voto a Rifondazione e ultimamente all'Italia dei Valori, ma sono state tutte scelte fatte col naso turato.
Qualcuno ha detto che rimani vicino all'Italia dei Valori…
Solo perché sono stato visto a un incontro di Idv a Riccione, in presenza di Travaglio. Sciocchezze. Mai fatto parte dell'Idv, né di alcun altro partito.
La Rete però non mente…
Ed è giusto così. Sulla Rete è giusto che un candidato lasci le tracce del suo lavoro. Dà così modo ai cittadini di verificare l'attendibilità delle proposte fatte. A parole sono tutti capaci.
Chi è veramente Vito Crimi?
Un normalissimo padre di famiglia di origine siciliana.
Auspicate un futuro politico di liste civiche?
Auspichiamo un futuro partitico basato sul coraggio di cambiare. È da 40 anni che vediamo le stesse facce. D'Alema, Veltroni, Bersani. Fra un po’ salterà fuori ancora Prodi. E via.
Cosa ne pensi della quarta candidatura di Formigoni?
Per noi è ineleggibile. La legge parla chiaro. Non si può essere votati per più di due legislature. Loro si fanno forti dicendo che la legge in esame è stata varata nel corso del secondo mandato formigoniano. Dunque ora si troverebbero a fare i conti con il secondo mandato, e non con il quarto. È un bluff.
Peraltro l'eventuale ineleggibilità di un candidato viene giudicata dal consiglio regionale…
Un'assurdità. Sarebbe come chiedere alla squadra che subisce un calcio rigore di decidere se farlo battere o meno.
Chi è il vostro principale avversario politico?
In realtà non c'è un vero e proprio avversario. Noi ci basiamo su idee ben precise, che vivono indipendentemente da ciò che dicono e fanno gli altri.
Qualche esempio?
Ci battiamo per le energie rinnovabili, per rendere internet accessibile a tutti, ovunque ci si trovi, siamo contro i rimborsi elettorali e il nucleare.
La proposta di internet è molto interessante…
Infatti, ci stanno copiando. Ci sono dei comuni che stanno mettendo in campo la nostra proposta.
E voi?
Ben venga. Siamo lieti di sapere che le nostre proposte piacciono e vengono adottate da altri.
In che modo si potrà rendere internet gratuito?
Chiedendo ad aziende pubblicitarie di sovvenzionare il progetto, per esempio. Ogni 15 minuti compare sullo schermo un messaggio pubblicitario. Però tu navighi gratis. In alternativa si può pensare di far pagare dei servizi comunali online, come la richiesta di un certificato. Cifre minime, da 20 centesimi.
Esiste qualcosa del genere nel mondo?
C'è il partito degli hacker in Danimarca che ha fatto una proposta analoga.
Facciamo un giochetto. Elenco i nomi dei candidati alla presidenza della Lombardia, e tu mi esprimi un giudizio al volo…
Ok.
Penati?
È un perdente. In più, come ho già detto, sono contro la sua autoproclamazione.
Formigoni?
È un egocentrico. Mette la sua figura al centro di tutto. Così non si può pensare che abbia veramente a cuore il bene dei cittadini. Il suo motto è "io, io, io".
Pezzotta?
Credo sia una persona per bene. Però il suo partito è troppo incoerente.
Agnoletto?
È una brava persona. Non fa parte di nessuna lista provinciale, sa già che non verrà eletto. Al termine della campagna elettorale tornerà a fare il suo lavoro, il medico, e per questo ha tutta la mia ammirazione.
Invernizzi?
No comment.
Agnoletto parla di salario sociale per tutti coloro che non godendo di alcun ammortizzatore sociale potrebbero rimanere senza lavoro e soprattutto senza soldi da un momento all'altro. Cosa ne pensa?
Assolutamente d'accordo. Mia moglie è precarissima.
Cosa ne pensi della legge Biagi?
Sarebbe tutta da riformare. Lui stesso, con le trasformazioni che ci sono state, non la condividerebbe.
Altro tema caldo di questi giorni è la difficoltà di condivisione fra stranieri e italiani. Come venire a capo del problema?
Partendo dal fatto che la percezione di insicurezza dei cittadini non è consona al pericolo reale. I media cavalcano le notizie ingigantendo i fatti, e con essi i politici. Si crea l’emergenza ad hoc così tutti sono per esempio convinti che stiano avvenendo sempre più stupri da parte di extracomunitari, quando in realtà le statistiche sono sempre le stesse.
Qualche proposta?
Occorre rivalutare le cosiddette zone ghetto, come via Padova. È necessario evitare le speculazioni sulle case, abbassare gli affitti, non creare i presupposti per lo sviluppo di aree prive di negozi, dove la criminalità si muove con maggiore facilità.
Però le carceri sono piene di extracomunitari…
Il solito luogo comune. In carcere ci vanno i poveracci e i disperati. Quelli che dovrebbero andarci veramente sono in giro a fare danni.
Uno slogan finale?
Comunque vada è un'esperienza straordinaria.